canonepali.net :: SN 13.5: Pathavi Sutta – La Terra (1)

Così ho sentito. Un tempo il Beato soggiornava presso Savatthi al monastero offerto da Anathapindika nel boschetto di Jeta.

Il Beato lì si rivolse ai monaci: “Monaci.” I monaci risposero: “Sì, venerabile signore.”

Il Beato disse: “Monaci, senza una fine è lo strascico dell’esistenza, un inizio non può essere annunciato da esseri avvolti nell’ignoranza e avvinghiati dalla brama che trasmigrano da un’esistenza all’altra.

Se un uomo trasformasse tutta la terra della penisola indiana in palline di fango, e la grandezza di ogni giuggiola rappresenterebbe i suoi antenati, uno per suo padre, un altro per il padre di suo padre e così via. Molto presto la grande terra si ridurrebbe e si esaurirebbe ma non la rappresentazione dei padri.

Qual è la causa? Monaci, senza una fine è lo strascico dell’esistenza, un inizio non può essere annunciato da esseri avvolti nell’ignoranza e avvinghiati dalla brama che trasmigrano da un’esistenza all’altra.

In questo modo, monaci, avete vissuto molta sofferenza, gravi devastazioni e riempito i cimiteri.

Perciò, monaci, è opportuno abbandonare ogni volontà per realizzare il NIbbana.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Bhikkhuni Uppalavanna. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
I testi tradotti da Enzo Alfano sono distribuiti con Licenza CC BY-NC-ND 3.0 IT