I Cinque Precetti

DOMANDA: Le altre religioni ottengono le loro idee di quello che è corretto o scorretto dai comandamenti del loro dio o dei loro dei. Voi buddhisti non credete in un dio, allora, come sapete quello che è bene o quello che è male?
RISPOSTA: Qualunque pensiero, discorso o azione radicata nell’avidità, nell’odio o nell’ignoranza e che ci porta lontano dal Nirvana, è male; mentre qualunque pensiero, discorso o azione radicata nel dare, nell’amore e nella saggezza e che ci aiuta a liberare la strada verso il Nirvana, è bene. Nelle religioni teocentriche per sapere ciò che è corretto o scorretto viene dettato da un dio. Ma nelle religioni antropocentriche, come il buddhismo, per sapere ciò che è corretto o scorretto bisogna sviluppare una profonda attenzione ed investigazione su sé stessi. Le etiche basate sulla comprensione sono sempre più solide di quelle che rispondono ad un mandato. Pertanto, per sapere ciò che è corretto o scorretto, il buddhista fa attenzione a tre cose: l’intenzione, la conseguenza che l’atto avrà su di sé e la conseguenza che avrà sugli altri. Se l’intenzione è buona, radicata nel dare, nell’amore e nella saggezza, mi aiuta ad essere più generoso, più amorevole e più saggio, ed aiuta anche gli altri ad essere più generosi, più amorevoli e più saggi, allora le mie azioni sono sane, benefiche e morali. Ovviamente vi sono ha molte varianti. In alcune occasioni io agisco col la migliore delle intenzioni, ma ciò non potrebbe beneficarmi né fare bene ad altri. A volte, le mie intenzioni sono lontane da essere buone, ma la mia azione aiuta gli altri. A volte, ciò che faccio nasce da buone intenzioni e le mie azioni mi aiutano, ma causano afflizione negli altri. In questi casi le mie azioni sono un miscuglio tra buone e non tanto buone. Quando le intenzioni sono cattive e l’azione non aiuta né me né gli altri, allora quell’azione è cattiva. Invece quando la mia intenzione è buona e le mie azioni fanno bene ad entrambi, a me stesso ed agli altri, allora l’atto è completamente buono.

DOMANDA: Allora il buddhismo ha un codice morale?
RISPOSTA: Sì. I Cinque Precetti sono il fondamento della Morale Buddhista. Il primo precetto è astenersi dall’uccidere o danneggiare gli esseri viventi. Il secondo è astenersi dal rubare, il terzo è astenersi da una illecita condotta sessuale, il quarto è astenersi dal mentire e l’ultimo, il quinto, è astenersi da alcool o altre droghe intossicanti.

DOMANDA: Ma a volte è utile uccidere. Per esempio uccidere insetti che propagano malattie o altri esseri pericolosi.
RISPOSTA: Potrebbe essere buono per lei, ma non a chi subisce la sua azione. Tutti gli esseri vogliono vivere come lei. Quando lei decide di ammazzare un insetto propagatore di malattie, la sua intenzione è magari un misto di preoccupazione personale, quindi benefica per lei, ed avversione, quindi malefica per gli altri. L’azione le farà bene, quindi benefica per lei, ma, ovviamente, non farà bene a quella creatura, quindi malefica o nociva verso gli altri. Per questo motivo, a volte potrebbe essere necessario uccidere, ma non è mai completamente un bene.

DOMANDA: Voi buddhisti vi preoccupate troppo delle formiche e degli insetti.
RISPOSTA: I buddhisti si sforzano di sviluppare una compassione indiscriminata ed universale. Essi vedono il mondo come un tutt’uno dove ogni creatura ha il suo posto e la sua funzione. Essi credono che, prima di distruggere o alterare il delicato equilibrio della natura, bisogna essere molto coscienziosi. Osserviamo quelle culture dove lo sfruttamento della natura è al primo posto, dove la natura viene spremuta fino all’ultima goccia senza dare nulla in cambio, soltanto conquistandola e sottomettendola. Prima o poi la natura si ribellerà. Si rende l’aria avvelenata, i fiumi inquinati e senza vita, molte specie di animali estinte, le montagne aride ed erose. Perfino il clima è cambiato. Se la gente fosse meno ansiosa per schiacciare, distruggere ed ammazzare, questa situazione non sarebbe mai sorta. Dovremmo sforzarci per sviluppare un po’ più di rispetto per la vita. Questo afferma il primo precetto.

DOMANDA: Il Terzo Precetto dice che dovremmo astenerci da una condotta sessuale illecita. Cosa significa “condotta sessuale illecita”?
RISPOSTA: Se usiamo menzogna, ricatti o forziamo la volontà di qualcuno a fare sesso con noi, allora questa è una condotta sessuale illecita. L’adulterio, ad esempio, è una forma di condotta sessuale illecita, perché quando ci sposiamo promettiamo a nostra moglie o a nostro marito di essere fedeli. Quando commettiamo adulterio rompiamo questa promessa e tradiamo la loro fiducia. Il sesso dovrebbe essere un’espressione di amore ed intimità tra due persone, e quando è così, contribuisce al nostro benessere mentale ed emozionale.

DOMANDA: Il sesso prima del matrimonio è un tipo di condotta sessuale illecita?
RISPOSTA: Quando non c’è amore e reciproco accordo tra due persone. Tuttavia, non bisogna mai dimenticare che la funzione biologica primaria del sesso è la riproduzione, e se una donna celibe rimane incinta questo può causare molti problemi. Molta gente matura e giudiziosa pensa che sia molto meglio fare sesso dopo il matrimonio.

DOMANDA: E sul mentire? E’ possibile vivere senza dire bugie?
RISPOSTA: Non tanto. Poi dipende sempre dall’intenzione primaria. Il buddhista si sforza di essere pratico, leale ed onesto.

DOMANDA: Bene. Riguardo l’alcool? Sicuramente un piccolo sorso non fa male.
RISPOSTA: La gente non beve per gusto. Ma, in genere, si beve per cercare una liberazione dallo stress e dalle preoccupazioni, o per convenzione. Anche una piccola quantità di alcool distorce la coscienza e destabilizza la nostra attenzione durante la pratica. Inoltre preso in grandi quantità, il suo effetto è devastante.

DOMANDA: Ma prendere solo una piccola quantità non si rischia di rompere il precetto, no? E’ solo una piccola cosa.
RISPOSTA: Sì, è solo una piccola cosa. Ma così facendo si renderà conto che il suo sforzo e la sua pratica non non sono molto solide, no?

DOMANDA: I Cinque Precetti sono negativi. Ci dicono quello che non bisogna fare. Non ci dicono quello che bisogna fare.
RISPOSTA: I Cinque Precetti sono il fondamento della Etica Buddhista, ma non la rappresentano nella sua completezza. Cominciamo col riconoscere la nostra cattiva condotta e per poi sforzarci di migliorare. Per questo vi sono i Cinque Precetti. Dopo aver smesso di fare quello che è male, possiamo iniziare a fare il bene. Prendiamo un esempio: parlare. Il Buddha ci dice che dobbiamo incominciare ad astenerci dal dire bugie. Dopo possiamo parlare con verità, parlare umilmente e gentilmente e nel momento adatto. Egli dice:
“Abbandonando il linguaggio falso, si trasforma in qualcuno che dice sempre la verità, fidato, responsabile, non inganna il mondo; abbandonando il linguaggio malizioso, non ripete lì quello che ha ascoltato qui né ripete qui quello che ha ascoltato lì col fine di causare dissapori tra le persone. Egli riconcilia coloro che sono divisi e rafforza coloro che sono già amici. L’armonia è la sua allegria, l’armonia è il suo diletto, l’armonia è ciò che ama, è questa la ragione del suo linguaggio; abbandonando il linguaggio aspro il suo linguaggio è irreprensibile, piacevole da ascoltare, gradevole, diretto al cuore, cortese, gradito a tutti; abbandonando la chiacchiera frivola, parla nel momento adeguato quello che è concreto, diretto al tema, del Dhamma e della disciplina. Parla con parole degne di essere ascoltate, opportune, ragionevoli, ben definite e precise.”

Good Question, Good Answer, VI cap. – Venerabile S. Dhammika
Traduzione a cura di Enzo Alfano