canonepali.net :: Therigatha: Cap. 6 — Canti di sei strofe

Therigatha 6.1: Pañcasata Patacara — Le 500 discepole di Patacara {vv. 127-132}

[Patacara rievoca le parole del Buddha:]
“Non sai
da dove viene
e dove va,
quell’essere
da dove viene? –
sai soltanto, lamentandoti, che è ‘mio figlio’.
Ma se sai
da dove viene
e dove va
non ti affliggi per lui
perchè conosci la sua natura.

Non richiesto,
viene da quel luogo.
Senza permesso,
viene da quel luogo –
da dove?
Dopo aver dimorato per pochi giorni.
E arrivando da quel luogo
andrà in quell’altro.
Morendo nella forma umana,
trasmigrerà in un’altra.
Come è venuto, così andrà –
quindi perché
ti affliggi?

Estrai,
completamente –
la freccia così difficile da vedere,
conficcata nel cuore,
egli ha espulso dal mio essere
la sofferenza –
il dolore
per mio figlio.

Oggi – rimossa la freccia,
senza odio, totalmente
liberata –
nel Buddha, nel Dhamma e nel Sangha
ho preso rifugio.

Therigatha 6.2: Vasitthi {vv. 133-138}

Con dolore ho seppellito mio figlio –
nuda, demente,
con i capelli arruffati
la mente sconvolta –
ho vagato senza meta,
vivendo ai margini della strada,
nei cimiteri o fra i rifiuti,
per tre lunghi anni,
divorata dalla fame e dalla sete.

Poi ho visto
il Sugata,
nella città di Mithila:
maestro di coloro che vivono nell’ignoranza,
il Risvegliato,
senza paura
di nulla.

Con mente sana,
dopo avergli reso omaggio,
mi sono seduta da parte.
Egli, Gotama, con compassione
mi insegnò il Dhamma.
Ascoltandolo,
entrai nel suo Sangha.
Praticando gli insegnamenti del Maestro,
ho realizzato la suprema felicità.

Tutte le sofferenze furono recise,
abbandonate,
distrutte,
perchè ho compreso
l’origine di ogni sofferenza.

Therigatha 6.4: I versi della Completa Conoscenza della monaca Sujata {vv. 145-150}

Adornata con sottili veli,
con ghirlande e con sandali,
abbellita da ogni tipo di ornamenti,
circondata dalla mia servitù,
che mangia e beve con noi,
ogni tipo di cibo,
lontani da casa,
godiamo la foresta.

Dopo esserci divertiti e rallegrati in quel luogo,
siamo ritornati a casa
e sulla strada ho visto e sono entrata
in un monastero nei pressi di Saketa.
Vedendo il Faro del Mondo
mi sono avvicinata, l’ho salutato con rispetto;
il Veggente, colmo di compassione,
lì mi insegnò il Dhamma.

Ascoltando le parole del Sommo Saggio
ho compreso chiaramente la Verità:
il Dhamma privo di desiderio,
ho toccato l’Immortale Dhamma.
Quando ho conosciuto il Vero Dhamma,
ho lasciato la casa per intraprendere la pratica;
la Triplice Conoscenza ho raggiunto,
e completamente gli Insegnamenti del Buddha!

Therigatha 6.5: Anopama {vv. 151-156}

Nata in una famiglia di alto rango
con molte proprietà, enorme ricchezza,
con un corpo bello ed attraente,
ero la figlia di Majjha, il tesoriere.
Principi,
figli di ricchi mercanti
mi desideravano.
Uno di loro mandò un messaggero a mio padre,
dicendo, “Datemi Anopama.
Pagherò
otto volte il suo peso
con oro e gioielli.”
Ma io, dopo aver visto
il Risvegliato,
ineguagliabile, eccelso nel mondo,
mi prostrai ai suoi piedi,
per poi sedermi accanto.
Egli, Gotama, con compassione,
mi insegnò il Dhamma.
E così appena seduta,
ottenni il terzo frutto
[del non-ritorno.]
Poi tagliai i capelli
ed entrai nel Sangha.
Oggi è il settimo giorno
da quando ho distrutto
la brama.

Therigatha 6.6: Maha Pajapati (Gotami) Theri – La benedizione di una madre {vv. 157-162}

Tu supremo fra tutti gli esseri!
Tu che mi hai liberata dalla sofferenza,
e così le altre creature.

Tutte le sofferenze sono state comprese.
L’origine della brama è stata distrutta.
Ho compreso la cessazione
attraverso il Nobile Ottuplice Sentiero.

Sono stata madre e figlia;
e padre, fratello – anche nonna.
Senza conoscere la vera realtà,
fluttuavo senza trovare [pace].

Ma adesso ho visto il Beato!
Questa è la mia ultima forma fisica.
Il flusso della nascita ho estinto.
Non vi saranno altre rinascite.

Osserva tutti i seguaci:
utilizzano il retto sforzo, l’autocontrollo,
e la perseveranza
per onorare i Buddha!

Per il bene di tutti
Maya partorì Gotama,
che ha indicato il sentiero per distruggere l’intera massa di sofferenza
di coloro colpiti da malattia e morte.

Therigatha 6.7: Gutta {vv. 163-168}

[Il Buddha mi ammonì:]
Gutta, volgiti alla meta
per cui hai intrapreso il sentiero,
dopo aver abbandonato [la speranza]
di avere un figlio tuo.
Non farti dominare dal potere
della mente.

Ingannati dalla mente,
gli esseri subiscono il fascino di Mara,
così vagano
di rinascita in rinascita,
inconsapevoli.

Abbandonando questi seducenti legami, monaca –
desiderio dei sensi, cattiva volontà,
l’idea di un sé,
l’attaccamento a precetti e pratiche,
e come ultimo il dubbio,
non rinascerai
di nuovo.

Abbandonando passione, presunzione,
ignoranza ed agitazione
tagliando tutte queste catene –
porrai fine
alla sofferenza ed al dolore.

Abbandonando nascita e trasmigrazione,
comprendendo ulteriori rinascite,
libera dall’avversione
qui ed ora
sarai totalmente
serena.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu.
Therigatha 6.4: Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Hellmuth Hecker e Sister Khema.
Therigatha 6.6: Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Andrew Olendzki.
Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
I testi tradotti da Enzo Alfano sono distribuiti con Licenza CC BY-NC-ND 3.0 IT