canonepali.net :: Therigatha: Cap. 5 — Canti di cinque strofe

Therigatha 5.2: Vimala, l’ex prostituta {vv. 72-76}

Inebriata dal mio attraente aspetto,
da fama e bellezza;
orgogliosa della gioventù
disprezzavo altre donne.

Dopo aver adornato ed ornato questo corpo
per ingannare sciocchi uomini,
stavo all’ingresso del bordello
come un cacciatore pronto con le sue trappole.

Mostravo la mia bellezza
e le mie parti intime.
Usavo la mia molteplice magia,
per deridere fortemente le persone.

Oggi, avvolta in un mantello,
con la mia testa rasata,
dopo la questua,
siedo ai piedi di un albero
e raggiungo lo stato dove non vi sono pensieri.

Tutte le catene – umane e divine – ho tagliato.
Avendo reciso ogni residuo,
rinnovata, ho raggiunto la Liberazione.

Therigatha 5.4: La visione di Nanda {vv. 82-86}

Malato, disgustoso, sporco:
contempla, Nanda, questo corpo .
Contemplando ciò che è ripugnante,
sviluppa la tua mente,
e rendila ben concentrata.

Com’è questo [tuo corpo], così gli altri.
Come gli altri, così è questo.
Esso emana un nauseabondo fetore,
delizia degli stolti.”

Dopo aver così considerato,
instancabile, giorno e notte,
infine, tramite la mia conoscenza
l’ho analizzato,
ed ho avuto la visione.

E così, con presenza mentale,
l’ho esaminato attentamente,
questo corpo — come è realmente —
internamente ed esternamente.

Quindi con disincanto e priva di desiderio
da lui mi sono allontanata
Vigile, distaccata,
serena.

Liberata.

Therigatha 5.6: Mittakali {vv. 92-96}

Dopo aver intrapreso con fede
l’ascetismo
erravo da un luogo ad un altro
avida di guadagni e di offerte

Avendo smarrito la suprema meta
ho perseguito una minore.
Sotto l’influenza di influssi impuri
ho abbandonato la meta
della vita santa.

Poi, seduta nella mia dimora,
improvvisamente ho compreso:
“Sto seguendo un miserabile sentiero.
Sono sotto l’influenza
della brama.”

– Vicina al nulla, la mia vita –
sarà annientata
dalla malattia e dalla vecchiaia.
Prima della dissoluzione del corpo
Non ho tempo
per la negligenza.

Avendo avuto la visione, come realmente è,
la nascita e la scomparsa degli aggregati
la mia mente venne liberata
e il Risveglio
raggiunto.

Therigatha 5.8: Sona {vv. 102-106}

Dieci bambini ho partorito
da questo corpo.
Ormai debole e vecchia
sono andata da una monaca

Costei mi insegnò il Dhamma:
gli aggregati, le sfere dei sensi e gli elementi.
Dopo il suo insegnamento,
ho rasato i capelli e preso il noviziato.

Avendo purificato l’occhio divino
mentre ero ancora una novizia,
ho conosciuto le mie vite passate,
dove vivevo in tempi lontani.

Sviluppando i vari stadi di meditazione ,
mentalmente presente,
– ho ottenuto la liberazione –
priva di attaccamento e totalmente liberata.

I cinque aggregati, oramai compresi,
sono come un albero con le radici tagliate.
Sputo sulla vecchiaia.
Non ci saranno ulteriori rinascite.

Therigatha 5.9: Bhadda Kundalakesa {vv. 107-111}

Vestita con una sola pezza di stoffa io prima erravo,
con la testa rasata, coperta di polvere,
credendo di peccare nel peccato,
mentre nel vero peccato non scorgevo peccati.

In pieno giorno,
mi recai sul Picco dell’Avvoltoio
e vidi il Buddha immacolato
venerato dall’Ordine dei Monaci.

Quindi con le mani giunte (añjali)
umilmente, mi prostrai.
“Vieni, Bhadda,” mi disse:
e così fui ordinata.

Senza beni, ho viaggiato per 50 anni
nelle terre degli Anga, dei Magadha e dei Vajji,
a Kasi e nel Kosala,
vivendo di elemosine.

Quel seguace laico — uomo saggio —
grandi meriti ha acquisito!
Chi diede la tonaca a Bhadda
ormai libera da ogni vincolo.

Therigatha 5.10: Patacara {vv. 112-116}

[Pensai:]
“Arando la terra con gli aratri,
spargendo i semi nel suolo,
nutrendo le mogli e i figli,
i giovani trovano ricchezza.

Allora perchè io,
dotata di virtù,
Mettendo in pratica l’insegnamento del Maestro,
Non raggiungo il Nibbana?
Non sono né pigra né orgogliosa.”

Per lavarmi i piedi, ho preso
dell’acqua.

Così osservando il suo fluire
dall’alto
in basso,
la mia mente si calmò
come un nobile destriero addomesticato.

Quindi dopo aver preso la lanterna, entrai nella mia dimora,
sedendomi sul mio giaciglio.
Prendendo uno spillo, spensi lo stoppino:
come andava spegnendosi la fiamma
così la liberazione
sopraggiunse.

Therigatha 5.11: Le trenta discepole di Patacara {vv. 117-121}

[Pensò Patacara:]
“Col pestello,
gli uomini macinano il grano.
Per mantenere mogli e figli,
accumulano ricchezza.
La dottrina del Risvegliato,
che, compiuta,
ti recherà piacere.
La calma attenzione,
è lo scopo della dottrina del Risvegliato.
Velocemente:
dopo aver lavato i piedi,
andate a sedervi accanto.”

Ascoltando queste parole,
l’insegnamento di Patacara,
si lavano i piedi
e siedono da parte.
La calma attenzione,
è lo scopo della dottrina del Risvegliato.
Nella prima veglia notturna,
rivedono le precedenti esistenze.
In quella di mezzo,
l’occhio puro divino.
Nell’ultima,
distruggono l’intera oscurità.
Dopo essersi alzate, si prostrano ai suoi piedi.

“Abbiamo seguito il tuo insegnamento,
come i Trentatré deva onorano Indra,
invitti in battaglia,
noi – donne con la triplice conoscenza,
libere da influssi impuri –
continueremo ad onorarti.

Therigatha 5.12: Canda, la mendicante {vv. 122-126}

Prima, ho vissuto tempi bui:
senza marito, senza figli,
senza parenti, senza amici,
senza un lavoro per avere cibo e vestiti.
Così, con un bastone ed una ciotola,
elemosinavo di casa in casa,
esposta al caldo ed la freddo,
nomade per sette lunghi anni.
Poi vedendo una monaca
ricevere cibo e bevande,
mi sono avvicinata a lei e le ho chiesto:
“Lasciami intraprendere il sentiero di pratica.”

Così, Patacara, per compassione,
acconsentì;
poi mi esortò
a raggiungere la suprema meta.
Ascoltando le sue parole,
ho seguito i suoi insegnamenti.
I suoi sforzi non furono vani.
Sono una donna che possiede la triplice conoscenza,
libera da ogni influsso impuro.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
I testi tradotti da Enzo Alfano sono distribuiti con Licenza CC BY-NC-ND 3.0 IT