canonepali.net :: Therigatha: Cap. 3 — Canti di tre strofe

Therigatha 3.2: Uttama {vv. 42-44}

Quattro, cinque volte, ho vagato inconsciamente,
non trovando pace,
con i pensieri fuori controllo.
Così mi sono rivolto ad una monaca di fiducia.
Ella mi ha insegnato il Dhamma:
gli aggregati, le sfera dei sensi e gli elementi.
Ascoltando il Dhamma,
ho agito come lei ha detto.
Per sette giorni sono stato seduto in un luogo
assorto nell’estasi e nel piacere.
All’ottavo giorno, mi sono alzato,
dopo aver distrutto l’intera massa
d’oscurità.

Therigatha 3.4: Dantika e l’elefante {vv. 48-50}

Emergendo dalla mia meditazione quotidiana
sul Picco dell’Avvoltoio,
ho visto sulle rive del fiume
un elefante
appena uscito dall’acqua.
Un uomo reggendo una redine gli ha ordinato
“Dammi la zampa.”
L’elefante
ha allungato la zampa.
L’uomo
è montato sull’elefante.

Osservando ciò che prima era selvaggio adesso domato
sotto il controllo umano,
come la mia mente concentrata —
per questo motivo dimoro
nella foresta.

Therigatha 3.5: Ubbiri {vv. 51-53}

Jiva, figlia mia
piangi nella foresta.
Controlla i tuoi sensi, Ubbiri.
84,000
di nome Jiva
sono stati bruciati in quell’ossario.
Per quali di essi ti lamenti?

Estraendo
— totalmente —
la freccia così difficile da vedere,
conficcata nel mio cuore,
cacciò via da me
— con sofferenza —
il dolore
su mia figlia.

Oggi — con la freccia estratta,
senza rabbia, completamente
Liberata —
al Buddha, al Dhamma e al Sangha,
io prendo rifugio
nel Supremo.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
I testi tradotti da Enzo Alfano sono distribuiti con Licenza CC BY-NC-ND 3.0 IT