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Theragatha: Cap. 4 — Canti di quattro strofe

Theragatha 4.8: Rahula {vv. 295-298}

Da entrambe le parti
sono perfetto, (sia da parte di madre sia da parte di padre)
sono conosciuto come Rahula
il Fortunato:
perché sono il figlio del Buddha,
perché posseggo l’occhio del Dhamma,
perché i miei influssi impuri sono terminati,
perché non avrò ulteriori rinascite.
Sono meritevole di offerte,
un degno
della triplice conoscenza umana,
con la visione
dell’immortale.

Costoro
resi ciechi dai sensi
intrappolati nella rete,
velati dal velo del desiderio,
schiavi del potere della negligenza, (di Mara)
sono come il pesce impigliato nella rete.

Avendo abbandonato la sensualità,
avendo reciso il legame di Mara,
il desiderio, radice e tutto,
sono distaccato,
Liberato.

Theragatha 4.10: Dhammika {vv. 303-306}

Il Dhamma protegge
coloro che vivono con il Dhamma.
Il Dhamma ben praticato
porta felicità.
Questo – il premio
quando il Dhamma è ben praticato:
quando si vive con il Dhamma
non si rinasce in un reame infernale.

Il Dhamma
non reca uguali risultati.
Non praticato bene conduce negli inferi;
ben praticato, nei reami paradisiaci.

Così bisogna attivare il desiderio
per attuare il Dhamma,
gioire
nel Sugata,
colui che è Equanime.
Saldi nel Dhamma
del Sublime,
che ha guidato
i suoi discepoli
nel primo supremo
rifugio.

L’esplosione è la radice dell’ebollizione;
la rete della brama sradicata.
Dopo aver posto fine all’eterno errare,
si è puri –
come la luna
in una chiara notte di luna piena.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.