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Theragatha: Cap. 3 — Canti di tre strofe

Theragatha 3.5: Matangaputta {vv. 231-233}

Fa troppo freddo,
fa troppo caldo,
è troppo tardi, ormai è sera –
le persone che parlano in questo modo,
si sottraggono dal loro lavoro:
il tempo gli scivola addosso.
Chi tiene conto del freddo e del caldo
compiendo i suoi doveri,
non come se fosse un filo d’erba,
non cadrà
nell’ozio.
Spavaldo
attraverserò erbe selvatiche –
gramigna,
canaria,
giunchi –
per coltivare
la solitudine.

Theragatha 3.8: Yasoja {243-245}

Le sue membra nodose
come una pianta di kala,
il suo corpo magro
coperto da vene,
conoscendo la moderazione
nel mangiare e nel bere:
l’uomo dal cuore intrepido.

Punto da zanzare
e tafani
nel bosco,
nella grande foresta,
come un elefante
a capo di una battaglia:
con presenza mentale
dovrebbe restare
saldo.

Uno solo è come Brahma,
due, come deva,
tre, un villaggio,
molti di più:
un frastuono.

Theragatha 3.13: Abhibhuta {vv. 255-257}

Ascoltate, voi tutti,
qui riuniti.
Vi insegnerò il Dhamma:
Dolorosa è la nascita,
sempre.

Destatevi.
Praticate.
Applicatevi
agli insegnamenti del Risvegliato.
Disperdete l’esercito della Morte
come un elefante travolge
una capanna di bambù.

Colui che,
in questa dottrina e disciplina,
resta mentalmente presente,
abbandonando la nascita,
la continua trasmigrazione,
porrà fine
alla sofferenza e al dolore.

Theragatha 3.14: Gotama {vv. 258-260}

Nel lungo errare
sono rinato nei vari inferni;
nel reame
degli spiriti famelici;
sono rinato molte volte, troppe,
nella sofferenza di un grembo animale;
ho goduto
della forma umana;
sono rinato molte volte
nei vari paradisi;
nel reame della forma,
nel reame dei senza forma,
nella dimensione di né-percezione né non-percezione.

Molte rinascite
sono a me note:
prive di forma,
effimere,
condizionate,
dovute alle mie azioni.
Conoscendo
la loro origine,
consapevole
sono giunto alla perfetta pace.

Theragatha 3.15: Harita (2) {vv. 261-263}

Chi vuole fare più tardi
ciò che avrebbe dovuto fare prima,
cade nell’ozio
e poi brucia nel rimorso.

Bisogna parlare
come si agisce,
e non
come uno che non agisce.
Quando si parla senza agire,
il saggio, lo può dire.

L’unica pace:
l’Illuminazione,
come ha insegnato il Perfettamente
Risvegliato –
senza dolore,
senza impurità,
certa,
dove il dolore
e sofferenza
cessano.

Traduzione in Inglese dalla versione Pâli di Thanissaro Bhikkhu. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.