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魔 SA 120: Māra

Così ho udito. Una volta il Buddha soggiornava a Monte Makula, in quel tempo insieme a un monaco attendente di nome Rādha.

Allora il Benedetto disse a Rādha: “Qualsiasi forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, dovrebbe essere tutta contemplata come completamente fatta da Māra. Qualsiasi sensazione … percezione … formazioni … coscienza, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, dovrebbe essere tutta contemplata come completamente fatta da Māra.”

Il Buddha disse a Rādha: “La forma corporea è permanente o è impermanente?”

Egli rispose: “È impermanente, Benedetto.”

[Il Buddha] chiese ancora: “Ciò che è impermanente, è dukkha?”

Egli rispose: “È dukkha, Benedetto.”

Così anche per la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza.

[Il Buddha] chiese ancora: “Rādha, ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a cambiamento, un nobile discepolo istruito considererebbe forse tale forma corporea come il sé, come distinta dal sé [nel senso di essere posseduta da esso], come esistente [nel sé, o il sé] come esistente [in essa]?”

Egli rispose: “No, Benedetto.”

Così anche per la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza.

Il Buddha disse a Rādha: “Poiché un nobile discepolo istruito non vede questi cinque aggregati dell’attaccamento come un sé o come appartenenti a un sé, egli non si aggrappa a nulla in tutto il mondo. Per il fatto di non aggrapparsi a nulla, non è attaccato a nulla. Per il fatto di non essere attaccato a nulla, realizza personalmente il Nirvāṇa, [sapendo]: ‘La nascita per me è stata eliminata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà più alcuna ricezione di un’esistenza futura.'”

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, avendo udito ciò che il Buddha aveva detto, il monaco Rādha fu rallegrato e lo ricevette con rispetto.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)