Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Boschetto di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍika.
In quel tempo, un giovane bramino di nome Uttara si recò dal Buddha. Dopo aver scambiato con il Benedetto saluti e parole di cortesia, si ritirò a sedere da un lato e disse: «Venerabile, io vado sempre a elemosinare secondo il Dharma e con quanto ricevo mantengo i miei genitori, affinché siano felici e liberi dalla sofferenza. Venerabile, agendo così, accumulo molto merito?»
Il Buddha disse a Uttara: «In verità, vi è grande merito. Perché? Se uno, elemosinando secondo il Dharma, sostenta i propri genitori, donando loro benessere e liberandoli dalle pene, costui raccoglie davvero grande merito». In quel momento, il Benedetto pronunciò questa stanza:
«Come tu verso i genitori,
con riverenza offri sostegno,
così in vita si diffonde la tua fama,
e dopo la morte rinascerai in mondi celesti.»
Terminato questo discorso, il giovane Uttara, rallegratosi e compiaciuto, si alzò, salutò il Buddha e se ne andò.
Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)