Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava al Parco di Anāthapiṇḍada, nel Boschetto di Jeta, a Śrāvastī.
In quel tempo, il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: «Tra coloro che ottengono forme imponenti, nessuno supera il re degli asura. Monaci, dovete sapere che la forma di quell’asura è lunga 84.000 yojana, con una bocca che misura mille yojana di larghezza. Monaci, dovete sapere che vi sono momenti in cui il re degli asura vuole attaccare il sole. Egli raddoppia il suo corpo fino a 168.000 yojana e si pone davanti al sole e alla luna.
«Quando lo vedono, i re del sole e della luna provano entrambi timore e si sentono insicuri nei loro domini. Per quale ragione? Poiché il re degli asura ha un aspetto terribile, i re del sole e della luna, per paura, smettono di risplendere.
«Ma il re degli asura non osa afferrare il sole o la luna. Perché? Il sole e la luna sono maestosi, possiedono grandi poteri miracolosi, hanno una durata della vita molto lunga, sono belli d’aspetto e godono di piaceri senza fine. Per coloro che vogliono conoscere la durata della loro vita: essi vivono per un eone. Inoltre, gli esseri senzienti che qui compiono azioni meritorie diventano i re del sole e della luna. Essi non possono essere attaccati da quell’asura, ma l’asura li rende angosciati in quel momento, e poi essi scompaiono.
«In questo modo, monaci, quell’ingannevole Māra il Maligno è sempre alla vostra ricerca, cercando un modo per distruggere le vostre radici di bontà. Il Maligno evoca cose con forme, suoni, odori, sapori e tocchi meravigliosi e insoliti, volendo confondere il pensiero dei monaci. Il Maligno pensa: “Lo affronterò e otterrò un vantaggio sull’occhio di quel monaco … otterrò un vantaggio sull’orecchio di quel monaco … sul naso … sulla lingua … sul corpo … sulla mente”.
«Sebbene un monaco veda queste cose meravigliose dei sei sensi, la sua mente non ne viene contaminata. Allora l’ingannevole Māra il Maligno si sente angosciato, si ritira e se ne va. Qual è il motivo? È opera del potere maestoso del Tathāgata, dell’Arhat. E perché? I monaci non si avvicinano a forme, suoni, odori, sapori e tocchi.
«I monaci che, accettando i doni offerti con fede dalle persone, compiono sempre questa pratica sono straordinariamente rari. Coloro che non riescono a digerire la loro elemosina cadranno nei cinque destini e non conseguiranno il risveglio supremo e vero. È imperativo che si impegnino per ottenere ciò che non hanno ancora ottenuto, realizzare ciò che non hanno ancora realizzato, attraversare ciò che non hanno ancora attraversato e portare a compimento la realizzazione di quegli insegnamenti che non hanno ancora realizzato.
«Pertanto, monaci, un monaco non dovrebbe pensare all’elemosina prima di ricevere i doni dei fedeli. Allora, quando riceve i doni dei fedeli, un monaco può digerirli senza esserne contaminato. Così, monaci, dovete esercitarvi».
Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Ekottarika Āgama