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非我 SA 33: Il Discorso sul Non-sé

Questo ho udito. Una volta il Risvegliato soggiornava nell’area metropolitana di Srāvasti, nel Bosco di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍika. In quel tempo, il Beato Mondo istruì i monaci:

“La forma non è il sé. Se la forma fosse il sé, allora malattia e sofferenza non dovrebbero sorgere riguardo alla forma, e non dovrebbe accadere che si voglia che la forma sia così e non sia in quel modo. La forma non è il sé perché, riguardo alla forma, sorge malattia e sorge sofferenza, ed è il caso che, riguardo alla forma, si voglia che sia così e non sia in quel modo.

“La sensazione, la percezione, le formazioni mentali e la coscienza sono anch’esse proprio così.

“Monaci, che ne pensate? La forma è permanente o impermanente?” I monaci spiegarono al Risvegliato: “È impermanente, Beato “. “Monaci, se è impermanente, allora non è forse sofferenza?” I monaci spiegarono: “È sofferenza, Beato “. “Se è impermanente, è sofferenza. È un dhamma mutevole. Il nobile discepolo bene istruito, nella via di mezzo, considererebbe forse: c’è un sé, c’è altro dal sé, entrambi, o nessuno dei due?” I monaci spiegarono al Risvegliato: “Assolutamente no, Beato”.

“La sensazione, la percezione, le formazioni mentali e la coscienza sono anch’esse proprio così.

“Questa è la ragione, monaci: qualunque forma esista, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, buona o brutta, lontana o vicina, tutte devono essere contemplate così: non sé, non diverse dal sé e non entrambe.

“Esaminate anche la sensazione, la percezione, le formazioni mentali e la coscienza in questo modo.

“Monaci, il nobile discepolo bene istruito, riguardo a questi aggregati di attaccamento, li contempla e li esamina così come sono: non sé e non appartenenti al sé. Avendoli contemplati ed esaminati così come realmente sono, non si aggrappa a nulla che possa essere oggetto di attaccamento nel mondo. Non aggrappandosi a nulla che possa essere oggetto di attaccamento, quindi non si trattiene a nulla. Non trattenendosi a nulla, realizza quindi per sé stesso l’estinzione. ‘Non c’è più nascita per me, la Santa Vita è stabilita. Fatto è ciò che doveva essere fatto.’ Egli conosce per sé stesso: ‘Non c’è ulteriore divenire’.”

Quando il Risvegliato ebbe terminato di pronunciare questo discorso, i monaci udirono ciò che il Risvegliato aveva detto e si esercitarono con gioia.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di  J. Smith, 12/2001. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)