Questo è il sūtra n. 17 nell’edizione Taishō e il n. 23 in Yinshun (T99.2.3b28-c27, Y30.24a15-25a14). Il suo parallelo più vicino sembra essere SN 22.34, ma questo sutta pāli non include una storia precedente né un monaco che si reca dal Buddha per chiedere un insegnamento del Dhamma.
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Così ho sentito. Una volta il Benedetto soggiornava a Sāvatthī, nel boschetto di Jeta, al parco di Anāthapiṇḍika. Un monaco si alzò dal suo posto, scoprì la spalla destra e, a mani giunte, disse al Benedetto: “Sarebbe bene se il Beato mi insegnasse in breve l’essenza del Dhamma. Dopo aver ascoltato il Dhamma, dimorerò da solo, in un luogo tranquillo, e vi rifletterò con energia. Stabilito in esso senza negligenza, mediterò su quel fine per cui un giovane di buona famiglia intraprende il sentiero, radendosi barba e capelli e indossando le vesti color ocra, lasciando con fede la vita domestica per l’ascetismo, verso l’insuperata e suprema vita santa, realizzando qui e ora: ‘Distrutta è la nascita per me, la vita santa è stata vissuta, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non ci sarà altra esistenza dopo questa’.”
In quel momento il Benedetto disse a quel monaco: “Bene, è così che parli: ‘Beato, insegnami in breve l’essenza del Dhamma. Dopo che mi sarà stato insegnato il Dhamma qui in breve e ne avrò pienamente compreso il significato, dimorerò da solo, in un luogo tranquillo, e vi rifletterò con energia. Stabilito in esso senza negligenza … fino a … sapendo io stesso che non ci sarà altra esistenza dopo questa.’ Parli così?” Il monaco disse al Buddha: “È così, Benedetto.”
Il Buddha disse al monaco: “Ascolta e presta attenzione con cura a ciò che ti dirò. Monaco, tutte le cose che non ti appartengono, vanno rapidamente estirpate e abbandonate. Aver estirpato quelle cose sarà per il tuo beneficio e benessere, per la tua pace per lungo tempo.”
Allora il monaco disse al Buddha: “Ho compreso, Benedetto, ho compreso!”
Il Buddha disse al monaco: “In che modo comprendi appieno il significato dell’insegnamento che ti ho qui esposto in breve?”
Il monaco disse al Buddha: “Benedetto, la forma materiale non mi appartiene, va rapidamente estirpata e abbandonata. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza non mi appartiene, va rapidamente estirpata e abbandonata. Questo sarà per il mio beneficio e benessere, per la mia pace per lungo tempo. Benedetto, io così comprendo appieno il significato dell’insegnamento qui esposto in breve.”
Il Buddha disse al monaco: “Bene, monaco, è così che comprendi appieno il significato dell’insegnamento che ti ho qui esposto in breve. Perché? La forma materiale non ti appartiene, va rapidamente estirpata e abbandonata. Allo stesso modo la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza non ti appartiene, va rapidamente estirpata e abbandonata. Averla estirpata e abbandonata sarà per il tuo beneficio e benessere, per la tua pace per lungo tempo.”
Quindi, dopo aver ascoltato ciò che il Buddha aveva detto, la mente di quel monaco ne fu grandemente rallegrata. Egli rese omaggio al Buddha e si ritirò. Praticando da solo in un luogo tranquillo con diligenza, si stabilì senza negligenza. Avendo praticato con diligenza e stabilitosi senza negligenza, fu in grado di realizzare quel fine per cui un giovane di buona famiglia intraprende il sentiero, radendosi barba e capelli e indossando le vesti color ocra, lasciando con retta fede la vita domestica per l’ascetismo … fino a … egli stesso seppe che non ci sarà altra esistenza dopo questa. E quel monaco divenne un arahant, avendo conseguito la liberazione della mente.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)