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非彼 SA 18: Discorso su ciò che non appartiene a un altro

Questo è il sūtra n. 18 nell’edizione Taishō e il n. 24 in Yinshun (T99.2.3c28-4b27, Y30.25a15-26a14). È una variante del sūtra precedente (SĀ 1.23) e ha un parallelo vicino in pāli in SN 22.34.

***

Così ho sentito. Un tempo il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Boschetto di Jeta, al parco di Anāthapiṇḍika. In quella occasione un certo monaco, alzatosi dal suo posto, scoprì la spalla destra, rese omaggio al Buddha e si ritirò in disparte. Disse al Buddha: “Sarebbe bene se il Beato mi insegnasse in breve l’essenza del Dhamma. Dopo aver ascoltato il Dhamma, dimorerò da solo, in un luogo tranquillo, e vi rifletterò con energia. Stabilito in esso senza negligenza… fino a… conoscere io stesso che non ci sarà più alcun divenire.”

Il Buddha disse a quel monaco: “Bene, è così che parli: ‘Beato, insegnami in breve l’essenza del Dhamma. Dopo aver ascoltato il Dhamma, dimorerò da solo, in un luogo tranquillo, e vi rifletterò con energia. Stabilito in esso senza negligenza… fino a… conoscere io stesso che non ci sarà più alcun divenire.’ È così?” Quel monaco rispose al Buddha: “È così, Benedetto.”

Il Buddha disse al monaco: “Ascolta e presta attenzione a ciò che ti dirò. Tutto ciò che non ti appartiene e non appartiene ad altri, queste cose dovrebbero essere rapidamente estirpate e abbandonate. Aver estirpato quelle cose sarà per il tuo beneficio e benessere, per la tua pace per lungo tempo.” Quel monaco allora disse al Buddha: “Ho compreso, Benedetto, ho compreso!”

Il Buddha disse al monaco: “In che modo comprendi appieno il significato dell’insegnamento che ho qui esposto in breve?” Il monaco disse al Buddha: “Benedetto, la forma materiale non è il sé, non appartiene a me e non appartiene ad altri. Questa cosa dovrebbe essere rapidamente estirpata e abbandonata. Aver estirpato quella cosa sarà per il mio beneficio e benessere, per la mia pace per lungo tempo. Allo stesso modo, la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza non è il sé, non appartiene a me e non appartiene ad altri. Dovrebbe essere rapidamente estirpata e abbandonata. Aver estirpato quella cosa sarà per il mio beneficio e benessere, per la mia pace per lungo tempo. Benedetto, io così comprendo appieno il significato dell’insegnamento qui esposto in breve.”

Il Buddha disse al monaco: “Bene, è così che comprendi appieno il significato dell’insegnamento che ho qui esposto in breve. Perché? Monaco, la forma materiale non è il sé, non appartiene a se stessi e non appartiene ad altri. Questa cosa dovrebbe essere rapidamente estirpata e abbandonata. Aver estirpato quella cosa sarà per il proprio beneficio e benessere, per la propria pace per lungo tempo. Allo stesso modo, la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza non è il sé, non appartiene a se stessi e non appartiene ad altri. Questa cosa dovrebbe essere rapidamente estirpata e abbandonata. Aver estirpato quella cosa sarà per il proprio beneficio e benessere, per la propria pace per lungo tempo.”

Dopo aver ascoltato ciò che il Buddha aveva detto, la mente di quel monaco ne fu grandemente rallegrata. Egli rese omaggio al Buddha e si ritirò. Praticando da solo in un luogo tranquillo con diligenza, si stabilì senza negligenza… fino a… egli stesso seppe che non ci sarà più alcun divenire. Poi quel monaco, avendo conseguito la liberazione della mente, divenne un arahant.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)