Skip to content

陰根 SA 57: La radice degli aggregati

Così ho udito. Un tempo, il Buddha soggiornava nel Bosco di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍada, a Śrāvastī.

In quel momento, il Beato, indossata la veste e presa la ciotola, entrò a Śrāvastī per la questua. Al ritorno, dopo aver riposto la veste e la ciotola, senza parlare all’assemblea e senza avvisare il suo attendente, tutto solo, senza compagni, si incamminò verso occidente, pellegrinando per il paese.

In quel tempo, un monaco che si trovava nel bosco di Andha vide da lontano il Beato che, senza parlare all’assemblea e senza avvisare il suo attendente, se ne andava tutto solo, senza compagni. Vedendo ciò, si recò dal venerabile Ānanda e gli disse: «Venerabile, sappi che il Beato, senza parlare all’assemblea e senza avvisare il suo attendente, se ne è andato tutto solo, senza compagni, a pellegrinare».

Allora Ānanda disse a quel monaco: «Se il Beato, senza parlare all’assemblea e senza avvisare il suo attendente, se ne va tutto solo, senza compagni, non si deve seguirlo. Perché? Oggi il Beato desidera dimorare nella quiete, riducendo al minimo le occupazioni».

In quel tempo, il Beato, pellegrinando verso nord, giunse nel paese di Pañcāla, al villaggio di Pāṭali, e soggiornò in un bosco custodito dalla gente, sotto un albero di bhadraśāla. Allora molti monaci si recarono da Ānanda e gli chiesero: «Abbiamo saputo che il Beato soggiorna in quel luogo. Dove si trova ora?»

Ānanda rispose: «Ho saputo che il Beato, pellegrinando verso nord, è giunto nel paese di Pañcāla, al villaggio di Pāṭali, e soggiorna nel bosco custodito, sotto un albero di bhadraśāla».

Allora i monaci dissero ad Ānanda: «Venerabile, sai che è molto tempo che non vediamo il Beato. Se non ti rincresce la fatica, potremmo andare tutti insieme alla presenza del Beato?» Per compassione verso di loro, Ānanda, conoscendo il momento opportuno, acconsentì in silenzio.

Allora il venerabile Ānanda, insieme a molti monaci, dopo che la notte era trascorsa e giunta l’alba, indossata la veste e presa la ciotola, entrò a Śrāvastī per la questua. Dopo aver raccolto il cibo, tornarono al monastero, riposero i loro giacigli, presero veste e ciotola, e si incamminarono verso occidente, pellegrinando per il paese, fino a giungere, verso nord, nel paese di Pañcāla, al villaggio di Pāṭali, nel bosco custodito. Allora il venerabile Ānanda e i molti monaci, deposte le vesti e le ciotole e lavati i piedi, si recarono alla presenza del Beato, gli resero omaggio e si sedettero a un lato.

In quel momento, il Beato insegnò il Dharma ai molti monaci, istruendoli, incoraggiandoli, illuminandoli e rallegrandoli.

In quella assemblea, un monaco ebbe questo pensiero: «Come bisogna conoscere e come bisogna vedere per realizzare rapidamente l’estinzione delle impurità (āsrava)?» In quel momento, il Beato, conoscendo il pensiero di quel monaco, si rivolse ai monaci e disse: «Se in questa assemblea vi è un monaco che pensa: “Come bisogna conoscere e come bisogna vedere per realizzare rapidamente l’estinzione delle impurità?”– io ho già insegnato il Dharma dicendo: “Bisogna osservare bene gli aggregati, cioè i quattro fondamenti della presenza mentale (smṛtyupasthāna), i quattro retti sforzi (samyakprahāṇa), i quattro poteri magici (ṛddhipāda), le cinque facoltà (indriya), le cinque forze (bala), i sette fattori dell’illuminazione (bodhyaṅga) e l’ottuplice nobile sentiero (āryaṣṭāṅgamārga)”. Ho già insegnato questo Dharma, l’osservazione degli aggregati. Eppure, vi sono ancora uomini virtuosi che non si impegnano con zelo, non si dilettano, non sono assidui, non hanno fede, e sono pigri e indolenti, e non possono progredire fino a estinguere completamente tutte le impurità.

«Se invece un uomo virtuoso, riguardo al Dharma da me insegnato, osserva gli aggregati con zelo, con diletto, con assiduità e con fede, egli potrà rapidamente estinguere tutte le impurità.

«L’uomo comune, ignorante e privo di istruzione, vede nella forma un sé. Se vede un sé, questo è chiamato formazione mentale (saṃskāra). Qual è la causa di quella formazione? Qual è la sua origine? Da cosa sorge? Da cosa si sviluppa? Dal contatto con l’ignoranza nasce la brama; condizionata dalla brama, sorge quella formazione mentale. Qual è la causa di quella brama? Qual è la sua origine? Da cosa sorge? Da cosa si sviluppa? Quella brama ha come causa la sensazione, come origine la sensazione, come sorgente la sensazione, come sviluppo la sensazione. Qual è la causa di quella sensazione? Qual è la sua origine? Da cosa sorge? Da cosa si sviluppa? Quella sensazione ha come causa il contatto, come origine il contatto, come sorgente il contatto, come sviluppo il contatto. Qual è la causa di quel contatto? Qual è la sua origine? Da cosa sorge? Da cosa si sviluppa? Quel contatto ha come causa le sei basi dei sensi (ṣaḍāyatana), come origine le sei basi dei sensi, come sorgente le sei basi dei sensi, come sviluppo le sei basi dei sensi. Quelle sei basi dei sensi sono impermanenti, condizionate, sorti dalla mente in dipendenza da cause. Anche quel contatto, quella sensazione, quella formazione mentale e quella brama sono impermanenti, condizionati, sorti dalla mente in dipendenza da cause.

«Così osservando, [alcuni] vedono la forma come il sé… [altri] non vedendo la forma come il sé, vedono la forma come appartenente al sé… non vedendo la forma come appartenente al sé, vedono la forma nel sé… non vedendo la forma nel sé, vedono il sé nella forma… non vedendo il sé nella forma, vedono la sensazione come il sé… non vedendo la sensazione come il sé, vedono la sensazione come appartenente al sé… non vedendo la sensazione come appartenente al sé, vedono la sensazione nel sé… non vedendo la sensazione nel sé, vedono il sé nella sensazione… non vedendo il sé nella sensazione, vedono la percezione come il sé… non vedendo la percezione come il sé, vedono la percezione come appartenente al sé… non vedendo la percezione come appartenente al sé, vedono la percezione nel sé… non vedendo la percezione nel sé, vedono il sé nella percezione… non vedendo il sé nella percezione, vedono le formazioni mentali come il sé… non vedendo le formazioni mentali come il sé, vedono le formazioni mentali come appartenenti al sé… non vedendo le formazioni mentali come appartenenti al sé, vedono le formazioni mentali nel sé… non vedendo le formazioni mentali nel sé, vedono il sé nelle formazioni mentali… non vedendo il sé nelle formazioni mentali, vedono la coscienza come il sé… non vedendo la coscienza come il sé, vedono la coscienza come appartenente al sé… non vedendo la coscienza come appartenente al sé, vedono la coscienza nel sé… non vedendo la coscienza nel sé, vedono il sé nella coscienza… non vedendo il sé nella coscienza, [alcuni] cadono nella visione della nullità (ucchedadṛṣṭi) e nella visione dell’annientamento dell’esistenza (vibhavadṛṣṭi). Ma se non si cade nella visione della nullità e nella visione dell’annientamento dell’esistenza, tuttavia non si abbandona la superbia dell'”io” (asmimāna). Colui che non abbandona la superbia dell'”io” vede ancora un sé; vedere un sé è appunto la formazione mentale. Qual è la causa di quella formazione mentale? Qual è la sua origine? Da cosa sorge? Da cosa si sviluppa? Come già detto in precedenza, fino alla superbia dell'”io”.

«Colui che conosce e vede in questo modo raggiunge rapidamente l’estinzione delle impurità.»

Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sutra, i monaci che udirono l’insegnamento del Buddha si rallegrarono e lo misero in pratica con devozione.

Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)