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阿[少兔]羅 SA 106: Ad Anurādha

Questo ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Rājagaha, nel boschetto di Bambù, nel luogo dove si nutrono gli scoiattoli. In quel tempo un monaco di nome Anurādha soggiornava sul Picco dell’Avvoltoio.

Quindi un gruppo di asceti erranti si avvicinò ad Anurādha e scambiò i saluti. Dopo aver scambiato i saluti e stando in piedi a lato, dissero ad Anurādha: “Desidereremmo fare una domanda. Avresti tempo per spiegarcela?”

Anurādha disse agli asceti [erranti]: “Chiedete secondo il vostro desiderio; se lo so, risponderò.”

Gli asceti [erranti] chiesero di nuovo: “Che ne pensi, venerabile, il Tathāgata esiste dopo la morte?”

Anurādha disse: “Secondo l’insegnamento del Beato, questo è [lasciato] non dichiarato.”

Chiesero di nuovo: “Il Tathāgata non esiste dopo la morte?”

Anurādha disse: “Secondo l’insegnamento del Beato, anche questo è [lasciato] non dichiarato.”

Chiesero di nuovo: “Il Tathāgata esiste e non esiste dopo la morte? Egli né esiste né non esiste [dopo la morte]?”

Anurādha disse: “Secondo l’insegnamento del Beato, anche questo è [lasciato] non dichiarato.”

Essi chiesero di nuovo ad Anurādha: “Come mai, venerabile? [Essendo stato chiesto]: ‘Il Tathāgata esiste dopo la morte?’, rispondi che questo è [lasciato] non dichiarato. [Essendo stato chiesto]: ‘Egli non esiste dopo la morte?’, rispondi che questo è [lasciato] non dichiarato. [Essendo stato chiesto]: ‘Egli esiste e non esiste dopo la morte? Egli né esiste né non esiste?’, rispondi che questo è [lasciato] non dichiarato. Come mai, venerabile, l’asceta Gotama è senza conoscenza e senza visione?”

Anurādha disse: “Il Beato non è senza conoscenza, nè senza visione.”

Allora le menti degli asceti [erranti] non si compiacquero di ciò che Anurādha aveva detto. Dopo averlo biasimato, si alzarono dai loro posti e se ne andarono.

Quando Anurādha seppe che gli asceti erranti se n’erano andati, si avvicinò al Buddha, rese omaggio al Buddha e, stando in piedi a lato, raccontò al Buddha per intero ciò che gli era stato chiesto dagli asceti erranti. Disse al Buddha:

“Beato, essendo stato interrogato in questo modo, rispondendo in questo modo, ho parlato in linea con gli insegnamenti? Non ho travisato il Beato? È in linea con il Dhamma o è in violazione del Dhamma? Se interrogato da vicino da altri che verranno, questo non mi farà cadere in un’occasione di critica?”

Il Buddha disse ad Anurādha: “Ora ti chiederò, rispondi secondo le mie domande. Anurādha, la forma corporea è permanente o è impermanente?”

[Anurādha] rispose: “È impermanente.”

[Il Buddha chiese di nuovo]: “La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono permanenti o sono impermanenti?”

[Anurādha] rispose: “Sono impermanenti, Beato.”

Come detto per intero nel Discorso a Yamaka, fino a: “La coscienza è il Tathāgata?”

[Anurādha] rispose: “No.”

Il Buddha disse ad Anurādha: “Colui che parla in questo modo è in accordo e in linea con tutto ciò che è stato dichiarato [da me], non travisa il Tathāgata e non viene a [parlare] fuori ordine. Egli parla come parla il Tathāgata ed è in ordine con tutti gli insegnamenti. Se interrogato da vicino da altri che verranno, non vi è nulla che possa essere criticato. Perché?

“Io comprendo la forma corporea così com’è realmente, comprendo il sorgere della forma corporea … la cessazione della forma corporea … il sentiero che conduce alla cessazione della forma corporea così com’è realmente. [La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono anch’esse così].

“Anurādha, se uno lascia da parte ciò che il Tathāgata ha fatto e sostiene che egli è senza conoscenza e senza visione, allora questo non è detto rettamente.”

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, Anurādha, udendo ciò che il Buddha aveva detto, ne fu rallegrato e lo ricevette con rispetto.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)