Così ho udito. Un tempo il Buddha soggiornava a Rājagaha, nel Bosco di Bambù, nel luogo in cui si nutrono gli scoiattoli. In quella circostanza, il venerabile Sāriputta si trovava sul Picco dell’Avvoltoio. Allora un figlio di un capofamiglia di nome Soṇa, che ogni giorno era solito vagare, giunse sul Picco dell’Avvoltoio e si avvicinò al venerabile Sāriputta. Dopo essersi scambiati cortesi saluti, si ritirò per sedersi da un lato. Disse a Sāriputta:
“Se asceti e brahmani, riguardo alla forma corporea che è impermanente e mutevole, alla forma corporea che non è stabile, dicono: ‘Io sono superiore, io sono uguale, io sono inferiore’; perché questi asceti e brahmani hanno tale percezione e non vedono la verità?
“Se asceti e brahmani, riguardo alla sensazione… alla percezione… alle formazioni mentali… alla coscienza, che è impermanente e mutevole, che non è stabile, dicono: ‘Io sono superiore, io sono uguale, io sono inferiore’; perché questi asceti e brahmani hanno tale percezione e non vedono la verità?
“Se asceti e brahmani, riguardo alla forma corporea che è impermanente e non stabile, alla forma corporea che è mutevole, dicono: ‘Io sono superiore, io sono uguale, io sono inferiore’; perché immaginano così e non vedono la verità? Riguardo alla sensazione… alla percezione… alle formazioni mentali… alla coscienza, che è impermanente e mutevole, che non è stabile, dicono: ‘Io sono superiore, io sono uguale, io sono inferiore’. Perché immaginano così e non vedono la verità?”
Sāriputta chiese: “Soṇa, che ne pensi, la forma corporea è permanente o è impermanente?” Soṇa rispose: “È impermanente.”
Sāriputta chiese: “Soṇa, ciò che è impermanente, è dukkha?” Soṇa rispose: “È dukkha.”
Sāriputta chiese: “Soṇa, ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a mutamento, che ne pensi, un nobile discepolo considera forse tale forma corporea come il sé, come distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di essa?” Soṇa rispose: “No.”
Sāriputta chiese: “Soṇa, che ne pensi, la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza è permanente o è impermanente?” Soṇa rispose: “È impermanente.”
Sāriputta chiese: “Ciò che è impermanente, è dukkha?” Soṇa rispose: “È dukkha.”
Sāriputta chiese: “Soṇa, la coscienza che è impermanente, dukkha, soggetta a mutamento, che ne pensi, un nobile discepolo considera forse tale coscienza come il sé, come distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di essa?” Soṇa rispose: “No.”
Sāriputta disse: “Soṇa, dovresti sapere che qualunque forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, eccellente o ripugnante, lontana o vicina — ogni tale forma corporea non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. Questo è considerato conoscerla così com’è realmente.
“Allo stesso modo, qualunque sensazione… percezione… formazioni mentali… coscienza, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, eccellente o ripugnante, lontana o vicina — ogni tale coscienza non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. Questo è considerato conoscerla così com’è realmente.
“Soṇa, in questo modo suscita il disincanto riguardo alla forma corporea… alla sensazione… alla percezione… alle formazioni mentali… alla coscienza, sii libero dal desiderio per essa e divieni liberato. Essendo liberato, saprai e vedrai che: ‘La nascita per me è stata estirpata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non ci sarà più alcuna esistenza futura.'”
Quando Sāriputta ebbe pronunciato questo discorso, il figlio di un capofamiglia Soṇa conseguì l’occhio puro del Dharma, che è remoto dalle impurità mentali e libero dalla polvere mentale. Allora il figlio di un capofamiglia Soṇa vide il Dharma e conseguì il Dharma, non avendo bisogno di fare affidamento su altri, aveva raggiunto l’intrepidezza nel retto Dharma. Si alzò dal suo seggio, aggiustò le sue vesti in modo da scoprire la spalla destra, si inginocchiò e, a mani giunte, disse a Sāriputta:
“Ora ho attraversato. D’ora in poi prendo rifugio nel Buddha, prendo rifugio nel Dharma e prendo rifugio nel Saṅgha come discepolo laico. Da oggi fino alla fine della mia vita, puramente prendo rifugio nei tre gioielli.”
Allora il figlio di capofamiglia Soṇa, udendo ciò che Sāriputta aveva detto, fu colmo di gioia, rese omaggio e si ritirò.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)