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覺 SA 45: Considerare il Sé

Così ho udito. Una volta l’Illuminato dimorava a Śrāvastī, nel bosco di Jeta, nel monastero di Anāthapiṇḍika. In quel tempo il Beato disse ai monaci:

«Vi sono cinque aggregati dell’attaccamento. Quali cinque? L’aggregato dell’attaccamento della forma, della sensazione…, della percezione…, delle formazioni mentali… e l’aggregato dell’attaccamento della coscienza. Se un qualsiasi asceta o bramino considera che esista un sé, allora vede il sé in questi cinque aggregati. Gli asceti e i bramini considerano che la forma è il sé, che la forma è diversa dal sé, che il sé è nella forma, o che la forma è nel sé. Considerano che la sensazione…, la percezione…, le formazioni mentali… e la coscienza sono il sé, che la coscienza è diversa dal sé, che il sé è nella coscienza, o che la coscienza è nel sé. La persona comune, non istruita e stolta, a causa dell’ignoranza, considera che la forma è il sé, diversa dal sé, o che l’uno è nell’altro.

«Affermando che il sé è veramente reale, non abbandonano tale visione. A causa del non abbandonare la visione, tutte le basi vengono a essere. Essendo tutte le basi venute a essere, tutto il contatto viene a essere. I sei organi di senso sono ciò che causa il contatto. Dagli organi di senso sorgono esperienze dolorose e piacevoli per la persona comune, non istruita e stolta. Quali sei? Sono l’organo di senso dell’occhio, dell’orecchio…, del naso…, della lingua…, del corpo… e l’organo di senso della mente. Così, monaci, vi sono l’elemento mente, l’elemento dhamma e l’elemento ignoranza.

«La persona comune, non istruita e stolta, a causa dell’ignoranza, fa sorgere: l’esperienza dell’esistenza, l’esperienza della non esistenza, l’esperienza dell’esistenza e della non esistenza, l’esperienza che io sono superiore, l’esperienza che io sono uguale, l’esperienza che io sono inferiore, l’esperienza che io conosco, l’esperienza che io vedo, l’esperienza che io conosco così e l’esperienza che io vedo così. Tutto ciò proviene dai sei organi di senso.

«Pertanto, il nobile discepolo ben istruito, avendo abbandonato l’ignoranza riguardo a questi sei organi di senso, fa sorgere la saggezza e: l’esperienza dell’esistenza, l’esperienza della non esistenza, l’esperienza dell’esistenza e della non esistenza, l’esperienza che io sono superiore, l’esperienza che io sono uguale, l’esperienza che io sono inferiore, l’esperienza che io conosco, l’esperienza che io vedo, l’esperienza che io conosco così e l’esperienza che io vedo così, non sorgono più. Il contatto ignorante sorto in precedenza è distrutto e da allora sorgono il contatto e l’esperienza dei saggi.»

L’Illuminato pronunciò questo discorso. I monaci, udito ciò che l’Illuminato aveva detto, si rallegrarono e praticarono con gioia.

Traduzione in inglese dalla versione cinese N. J. Smith, 16/9/2001. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)