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西 SA 108: Discorso sull’Occidente

Questo ho udito. Un tempo il Buddha soggiornava presso i Sakya, a Devadaha. In quell’occasione, un gruppo di molti monaci provenienti dall’occidente desiderava tornare in occidente per il ritiro della stagione delle piogge. Si avvicinarono al Benedetto, gli resero omaggio e si ritirarono per sedere da un lato.

In quel momento il Benedetto insegnò loro il Dharma, istruendoli, educandoli, illuminandoli e rallegrandoli. Poi, dopo essere stati in vari modi istruiti, educati, illuminati e rallegrati, il gruppo di molti monaci dell’occidente si alzò dai propri posti e, a mani giunti in segno di rispetto verso il Buddha, disse: “Benedetto, il nostro gruppo di molti monaci dell’occidente desidera tornare in occidente per il ritiro della stagione delle piogge. Ora chiediamo rispettosamente il permesso di congedarci.”

Il Buddha disse ai monaci dell’occidente: “Finora non vi siete congedati da Sāriputta?”

Essi risposero: “Finora non ci siamo congedati da lui.”

Il Buddha disse ai monaci dell’occidente: “Sāriputta coltiva genuinamente la vita santa. Dovreste congedarvi da lui con rispetto. Questo vi porterà beneficio e pace per lungo tempo.”

Allora i monaci dell’occidente, congedati, vollero partire. Il venerabile Sāriputta in quel momento sedeva sotto un albero robusto non lontano dal Buddha. I monaci dell’occidente si avvicinarono al venerabile Sāriputta, gli resero omaggio chinando il capo ai suoi piedi, si ritirarono per sedere da un lato, e dissero al venerabile Sāriputta:

“Desideriamo tornare in occidente per il ritiro della stagione delle piogge. Perciò siamo venuti a congedarci rispettosamente.”

Sāriputta disse: “Finora non vi siete congedati dal Buddha?”

Essi risposero: “Ci siamo già congedati da lui.”

Sāriputta disse: “Tornando in occidente e trovandovi in vari luoghi di diversi paesi, con vari tipi di diverse comunità, certamente vi saranno rivolte delle domande. Avendo ora udito il ben esposto Dharma dal Benedetto, dovreste accoglierlo bene, ricordarlo bene, contemplarlo bene e penetrarlo bene.

“È sufficiente per permettervi di insegnarlo e dichiararlo ad altri in modo completo, senza travisare il Buddha? Quando sarete strettamente interrogati da quelle comunità, non sarete rimproverati?”

I monaci dissero a Sāriputta: “Ci siamo avvicinati al venerabile per udire il Dharma. Possa il venerabile spiegarci tutto per compassione.”

Il venerabile Sāriputta disse ai monaci: “Gli abitanti di Jambudīpa sono intelligenti e dotati di facoltà acute. Siano essi guerrieri, o brahmani, o capifamiglia, o asceti, certamente vi chiederanno: ‘Qual è l’insegnamento dato dal vostro grande maestro? Con quale insegnamento egli vi istruisce?’

“Dovreste rispondere: ‘Il grande maestro insegna semplicemente il disciplinamento del desiderio e della brama, con questo insegnamento egli ci istruisce.’

“Potrebbero chiedervi: ‘In relazione a quali fenomeni si disciplina il desiderio e la brama?’

“Dovreste rispondere: ‘Il grande maestro insegna semplicemente il disciplinamento del desiderio e della brama per la forma corporea, il disciplinamento del desiderio e della brama per la sensazione … percezione … formazioni … coscienza. Tali sono gli insegnamenti dati dal nostro grande maestro.’

“Potrebbero chiedervi: ‘Qual è il difetto nel desiderio e nella brama, per cui il grande maestro insegna il disciplinamento del desiderio e della brama per la forma corporea, il disciplinamento del desiderio e della brama per la sensazione … percezione … formazioni … coscienza?’

“Dovreste rispondere: ‘Se il desiderio per la forma corporea non è stato abbandonato, la brama per essa non è stata abbandonata, la brama bramosa non è stata abbandonata, il [carezzevole] pensare ad essa non è stato abbandonato, la sete per essa non è stata abbandonata, quando quella forma corporea cambia, quando diventa diversa, sorgono preoccupazione, dolore, afflizione e sofferenza. La sensazione … percezione … formazioni … coscienza è anch’essa così.

“Poiché si vede un tale difetto nel desiderio e nella brama, perciò il desiderio e la brama per la forma corporea vanno disciplinati, il desiderio e la brama per la sensazione … percezione … formazioni … coscienza vanno disciplinati.’

“Potrebbero chiedere: ‘Qual è il beneficio nel vedere il desiderio e la brama abbandonati, per cui il grande maestro insegna il disciplinamento del desiderio e della brama per la forma corporea, il disciplinamento del desiderio e della brama per la sensazione … percezione … formazioni … coscienza?’

“Dovreste rispondere: ‘Se il desiderio per la forma corporea è stato abbandonato, la brama per essa è stata abbandonata, il [carezzevole] pensare ad essa è stato abbandonato, la brama bramosa è stata abbandonata, la sete per essa è stata abbandonata, quando quella forma corporea cambia, quando diventa diversa, non sorgono preoccupazione, dolore, afflizione e sofferenza.’ La sensazione … percezione … formazioni … coscienza è anch’essa così.

“Venerabili, se a causa dell’esperienza di stati non salutari si dimorasse felicemente nel presente, senza dolore, senza essere ostacolati, senza afflizione, senza febbre, e alla dissoluzione del corpo, al termine della vita, si rinascesse in una buona destinazione, il Benedetto certamente non direbbe: ‘Dovreste abbandonare gli stati non salutari’, e non insegnerebbe alle persone la coltivazione della vita santa nel Dharma del Buddha per ottenere l’eradicazione e la completa fine della sofferenza.

“Poiché sperimentando stati non salutari si dimora dolorosamente nel presente, essendo ostacolati, febbricitanti e afflitti, e alla dissoluzione del corpo, al termine della vita, si cade in una cattiva destinazione, perciò il Benedetto dice: ‘Dovreste abbandonare gli stati non salutari’, e [insegna] la coltivazione della vita santa nel Dharma del Buddha in modo uniforme per eradicare la sofferenza, per porre completa fine alla sofferenza.

“Se a causa dell’esperienza di stati salutari si dimorasse dolorosamente nel presente, essendo ostacolati, febbricitanti e afflitti, e alla dissoluzione del corpo, al termine della vita, si cadesse in una cattiva destinazione, il Benedetto certamente non direbbe: ‘Dovreste sperimentare e sostenere gli stati salutari’, e [non insegnerebbe] la coltivazione della vita santa nel Dharma del Buddha in modo uniforme per eradicare la sofferenza, per porre completa fine alla sofferenza.

“[Poiché] sperimentando stati salutari si dimora felicemente nel presente, senza dolore, senza essere ostacolati, senza afflizione, senza febbre, e alla dissoluzione del corpo, al termine della vita, si rinascerà in una buona destinazione, perciò il Benedetto loda e istruisce le persone a sperimentare stati salutari e [insegna] la coltivazione della vita santa nel Dharma del Buddha in modo uniforme per eradicare la sofferenza, per porre completa fine alla sofferenza.”

Quando il venerabile Sāriputta pronunciò questo insegnamento, i monaci dell’occidente, senza attaccamento, raggiunsero la liberazione dalle correnti mentali. Quando il venerabile Sāriputta ebbe pronunciato questo insegnamento, i monaci si rallegrarono e ne furono contenti, resero omaggio e partirono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)