Questo ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Vesālī, presso lo Stagno delle Scimmie. Nel paese di Vesālī vi era un figlio dei Nigaṇṭha di nome Saccaka, che era intelligente e astuto, abile nel comprendere qualsiasi dottrina. Era orgoglioso della sua intelligenza e della sua raffinata conoscenza di vaste raccolte di dottrine e dei loro sottili dettagli. Quando teneva insegnamenti alle assemblee, superava tutti i dibattiti e continuava a pensare:
“Tra asceti e brahmani sono ineguagliabile, capace di dibattere persino con un Tathāgata. Al [solo] sentire il mio nome, qualsiasi tipo di interlocutorre avrà sudore che gli cola dalla fronte, dalle ascelle e dai pori dei capelli. Dibattendo una questione, io sono [come un] vento forte che è in grado di appiattire erba e alberi, spezzare metallo e pietra e sottomettere serpenti ed elefanti, che dire di qualsiasi tipo di interlocutore tra gli umani che possa essermi pari?”
Quindi un monaco di nome Assaji, dopo aver indossato la veste [esterna] e preso la scodella al mattino, entrò in città per mendicare il cibo con comportamento che incuteva rispetto e decoro, camminando con calma e con gli occhi bassi. In quel momento Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, che per una piccola faccenda si stava recando nei villaggi, stava uscendo dalla porta della città e vide da lontano il monaco Assaji. Gli si avvicinò e chiese: “Quali insegnamenti dà l’asceta Gotama ai suoi discepoli, quali sono gli insegnamenti con cui istruisce i suoi discepoli per la loro pratica?”
Assaji rispose: “Aggivessana, il Beato istruisce i suoi discepoli con insegnamenti in modo da esercitarsi di conseguenza in questo modo, dicendo: ‘Monaci, la forma corporea dovrebbe essere contemplata come non sé, la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza dovrebbero essere contemplate come non sé. Sforzatevi di contemplare i cinque aggregati dell’attaccamento come una malattia, come un carbuncolo, come una spina, come un assassino, come impermanenti, come dukkha, come vuoti, come non sé’.”
Udendo queste parole, la mente di Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, non ne fu rallegrata e disse: “Assaji, certamente hai udito male, l’asceta Gotama non parlerebbe affatto in questo modo. Se l’asceta Gotama parla in questo modo, allora questa è una falsa visione e io mi avvicinerò a lui, discuterò con lui e lo interrogherò a fondo, in modo da farlo desistere [dal parlare così].”
In quel tempo Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, si avvicinò ai villaggi. Disse ai Licchavi, che si erano radunati nella sala dell’assemblea dei Licchavi:
“Oggi ho incontrato un discepolo principale dell’asceta Gotama di nome Assaji e abbiamo avuto un piccolo dibattito su una questione. Secondo ciò che mi ha detto, mi avvicinerò a quell’asceta Gotama e, dibattendo la questione con lui, certamente lo farò avanzare, retrocedere e voltarsi secondo il mio desiderio.
“Proprio come un uomo che taglia l’erba potrebbe strappare l’erba dalle radici e, afferrati gli steli con la mano, scuoterli in aria per liberarli da ogni sporcizia, allo stesso modo dibatterò quella questione con l’asceta Gotama, discuterò con lui e lo interrogherò a fondo, afferrando ciò che è essenziale e facendolo avanzare, retrocedere e voltarsi secondo il mio desiderio, eliminando le sue false affermazioni.
“[Oppure] è come se, in una bottega di liquori, qualcuno prendesse un filtro per liquori e lo premesse, per ottenere vino puro e per eliminare i residui di grano, allo stesso modo mi avvicinerò all’asceta Gotama, dibatterò e discuterò con lui, lo interrogherò a fondo, afferrando l’essenza pura e facendolo avanzare, retrocedere e voltarsi, eliminando ogni falsa affermazione.
“[Oppure] è come un maestro nell’intrecciare stuoie che, volendo vendere una stuoia sporca al mercato, la laverà con acqua per eliminare ogni odore o sporcizia, allo stesso modo mi avvicinerò all’asceta Gotama e dibatterò quella questione con lui, afferrando ciò che è essenziale, facendolo avanzare, retrocedere e voltarsi, eliminando ogni affermazione contaminata.
“[Oppure] è proprio come se un maestro addestratore di elefanti nella casa di un re conducesse un grande elefante ubriaco in acque profonde per lavargli il corpo, i quattro arti, le orecchie, la proboscide, lavandolo tutto intorno per eliminare ogni polvere o sporcizia. Allo stesso modo mi avvicinerò all’asceta Gotama, dibatterò e discuterò quella questione con lui, lo interrogherò a fondo, lo farò avanzare, retrocedere e voltarsi secondo il mio libero arbitrio, afferrando i punti principali ed eliminando ogni affermazione impura. Licchavi, potete venire con me a vedere come sarà sconfitto.”
Tra i Licchavi, alcuni parlarono in questo modo: “Che quel Saccaka, figlio dei Nigaṇṭha, possa [tenere testa] nel dibattere quella questione con l’asceta Gotama, non è possibile.” Altri dissero: “Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, è intelligente e di acute facoltà, sarà in grado di [tenere testa] nel dibattere quella questione.”
Quindi Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, insieme a cinquecento Licchavi, si avvicinò al Buddha con l’intento di dibattere la questione.
In quel tempo il Beato era seduto sotto un albero nel Gran Bosco per la dimora diurna, mentre molti monaci erano fuori dalla [monastica] dimora, praticando la meditazione camminata nella foresta. Videro da lontano che Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, stava arrivando.
Egli si avvicinò gradualmente ai monaci e chiese loro: “Dove soggiorna l’asceta Gotama?”
I monaci risposero: “È [seduto] sotto un albero nel Gran Bosco per la dimora diurna.”
Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, si avvicinò al Buddha, rese omaggio e, dopo aver scambiato i saluti, si sedette a lato. Anche i capifamiglia Licchavi si avvicinarono al Buddha; alcuni di loro resero omaggio, altri tennero le mani con i palmi giunti [in segno di omaggio], scambiarono i saluti e, dopo averli scambiati, rimasero in piedi a lato.
Quindi Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, disse al Buddha: “Ho udito che Gotama dà tali insegnamenti e tali istruzioni ai suoi discepoli, istruendo i suoi discepoli a contemplare la forma corporea come non sé, a contemplare la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza come non sé; sforzandosi di contemplare i cinque aggregati dell’attaccamento come una malattia, come un carbuncolo, come una spina, come un assassino, come impermanenti, come dukkha, come vuoti, come non sé.
“Gotama insegna in questo modo o questo resoconto travisa Gotama? Questo è detto come è stato detto o non è detto come è stato detto? Questo è detto secondo il Dhamma, è detto in conformità con il Dhamma, così che non vi sia nulla che faccia cadere in un’occasione di essere sconfitto in una situazione di essere discusso e interrogato a fondo da un’altra persona che è venuta?”
Il Buddha disse a Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha: “Ciò che hai udito è detto come è stato detto, è detto secondo il Dhamma, è detto in conformità con il Dhamma, non è un travisamento e non vi è nulla che faccia cadere in un’occasione di essere sconfitto quando si viene discussi e interrogati a fondo. Perché?
“Io do veramente tali insegnamenti ai miei discepoli, io veramente istruisco continuamente i miei discepoli, così che in conformità con il mio insegnamento e la mia istruzione contemplino la forma corporea come non sé … la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza come non sé, e contemplino questi cinque aggregati dell’attaccamento come una malattia, come un carbuncolo, come una spina, come un assassino, come impermanenti, come dukkha, come vuoti, come non sé.”
Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, disse al Buddha: “Gotama, ora dirò una similitudine.”
Il Buddha disse a Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha: “Sappi che è il momento opportuno per farlo.”
[Saccaka disse]: “È proprio come qualsiasi cosa sia fatta nel mondo dipende tutta dalla terra, allo stesso modo la forma corporea è il sé di una persona, da cui derivano bene e male, la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé di una persona, da cui derivano bene e male.
“Inoltre, proprio come nel regno umano, [o] nel regno degli spiriti [della terra], erbe, erba, alberi e boschi dipendono tutti dalla terra per il loro sorgere e crescere, allo stesso modo la forma corporea è il sé di una persona, la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé di una persona.”
Il Buddha disse: “Aggivessana, dici che la forma corporea è il sé di una persona, che la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé di una persona?”
Egli rispose: “È così, Gotama, la forma corporea è il sé di una persona, la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé di una persona — e tutta questa assemblea dice lo stesso.”
Il Buddha disse: “Aggivessana, attieniti semplicemente alla tua propria dottrina. [A] che serve coinvolgere le persone dell’assemblea?”
Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, disse al Buddha: “La forma corporea è veramente il sé di una persona.”
Il Buddha disse: “Aggivessana, ora ti interrogherò, rispondimi secondo la tua conoscenza. È proprio come il re di un paese che nel suo stesso paese può far mettere a morte un uomo che ha commesso un crimine, o legarlo, o esiliarlo, o farlo frustare e fargli tagliare mani e piedi; e se qualcuno ha compiuto un’azione meritoria, [il re può] concedergli il dono di un elefante, un cavallo, un veicolo, una città o ricchezze — potrebbe fare tutto ciò?”
Egli rispose: “Potrebbe farlo, Gotama.”
Il Buddha disse: “Aggivessana, chiunque sia il proprietario, non sarebbe totalmente libero di fare qualsiasi cosa gli piaccia?”
Egli rispose: “È così, Gotama.”
Il Buddha disse: “Aggivessana, tu dici che la forma corporea è il sé di una persona, che la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé di una persona, [ma] sei in grado, secondo il tuo desiderio, liberamente, di farle essere così [o] non essere così?”
Allora Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, rimase in silenzio.
Il Buddha disse: “Aggivessana, suvvia, parla. Perché rimani in silenzio?”
Allo stesso modo per tre volte Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, rimase in silenzio come prima.
Poi un potente spirito del fulmine, che reggeva un fulmine, feroce e fiammeggiante, rimanendo nello spazio vuoto poco sopra la testa di Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, disse questo: “Il Beato ti ha chiesto tre volte. Perché non rispondi? Con questo fulmine ti spezzerò la testa in sette pezzi!”
Grazie al potere soprannaturale del Buddha, solo Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, vide lo spirito del fulmine; il resto dell’assemblea non lo vide. Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, fu preso da grande paura e disse al Buddha: “No, Gotama.”
Il Buddha disse: “Aggivessana, presta attenzione costante e rispondi dopo aver compreso. Prima in questa assemblea hai proclamato che la forma corporea è il sé, che la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé, eppure ora dici che non è così. La precedente e l’ultima affermazione si contraddicono a vicenda. Prima continuavi a dire: ‘La forma corporea è il sé, la sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il sé’. Aggivessana, ora ti chiederò: La forma corporea è permanente o è impermanente?”
Egli rispose: “È impermanente, Gotama.”
[Il Buddha] chiese di nuovo: “Ciò che è impermanente, è dukkha?”
Egli rispose: “È dukkha, Gotama.”
[Il Buddha] chiese di nuovo: “Ciò che è impermanente, dukkha, e di natura a cambiare, un nobile discepolo istruito in questo [caso] lo vedrebbe come il sé, come distinto dal sé [nel senso di essere posseduto da esso], come esistente [nel sé, o il sé] come esistente [in esso]?”
Egli rispose: “No, Gotama.”
La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza dovrebbero essere trattate allo stesso modo.
Il Buddha disse: “Aggivessana, tu [dovresti] prestare bene attenzione e poi parlare.”
[Il Buddha] chiese di nuovo: “Aggivessana, se uno non è libero dalla brama riguardo alla forma corporea, non è libero dal desiderio per essa, non è libero dal [pensare con affetto] ad essa, non è libero dalla bramosia per essa, non è libero dalla sete riguardo ad essa, se quella forma corporea cambia, se diventa altrimenti, sorgeranno tristezza, dolore, tormento e afflizione?”
Egli rispose: “È così, Gotama.”
La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza dovrebbero essere trattate allo stesso modo.
[Il Buddha] chiese di nuovo: “Aggivessana, se uno è libero dalla brama riguardo alla forma corporea, libero dal desiderio per essa, libero dal [pensare con affetto] ad essa, libero dalla bramosia per essa, libero dalla sete riguardo ad essa, se quella forma corporea allora cambia, se diventa altrimenti, tristezza, dolore, tormento e afflizione non sorgeranno?”
Egli rispose: “È così, Gotama; questo è vero e non altrimenti.”
La sensazione, la percezione, le formazioni e la coscienza dovrebbero essere trattate allo stesso modo.
[Il Buddha disse]: “Aggivessana, è proprio come una persona il cui corpo è afflitto da vari tipi di dolore, essendo costantemente accompagnata dal dolore, un dolore che non cessa, non svanisce. [Questa persona] sarà in grado di trarre diletto da ciò?”
Egli rispose: “No, Gotama.”
[Il Buddha disse]: “È così, Aggivessana. Una [persona il cui] corpo è afflitto da vari tipi di dolore, essendo costantemente accompagnata dal dolore, soffrendo un dolore che non cessa, non svanisce, non sarà in grado di trarre diletto da ciò.
“Aggivessana, è proprio come se una persona in cerca di nucleo solido entrasse in una montagna, portando un’ascia. Vedendo un albero di banano molto grande e perfettamente dritto, lo taglia alla radice e rimuove le guaine, togliendo la corteccia, finché non rimane nulla. [Scoprirebbe che è] totalmente privo di un’essenza solida. Aggivessana, anche tu sei così. Le tue argomentazioni auto-stabilite sono giunte al termine, io ora ho cercato adeguatamente la loro vera e reale essenza. Sono totalmente prive di essenza solida, come un albero di banano.
“Eppure, in questa assemblea hai osato fare la dichiarazione: ‘Non vedo, tra asceti o brahmani che possiedono conoscenza e possiedono visione, [nemmeno] un Tathāgata, un arahant, un perfettamente risvegliato che possiede conoscenza e possiede visione, che sia in grado di partecipare a dibattere una questione senza essere frantumato e sconfitto [da me].’
“Hai anche detto di te stesso: ‘[Quando] dibatto una questione, sono [come un] vento forte che appiattisce erba e alberi, spezza metallo e pietre e sottomette serpenti o elefanti, sono certamente in grado di far sì che altri abbiano sudore che cola dalla loro fronte, ascelle e pori dei capelli.’ Ora non hai stabilito la tua propria dottrina e la tua propria questione, [sebbene] all’inizio ti fossi vantato di essere in grado di sottomettere i modi di [pensiero] degli altri. Ora hai raggiunto la tua [propria] fine e non sei stato in grado di muovere un solo pelo del Tathāgata.”
In quel momento il Beato, in quella grande assemblea, si tolse la veste superiore e si scoprì il petto, [dicendo]: “Cerca di vedere se potresti muovere un solo pelo del Tathāgata!”
In quel momento Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, abbassò il capo in silenzio, pallido e vergognoso.
In quel momento nell’assemblea vi era un Licchavi di nome Dummukha, che si alzò dal suo posto, aggiustò le sue vesti e, tenendo le mani con i palmi giunti [in segno di rispetto] verso il Buddha, disse: “Beato, permettimi di dire una similitudine.”
Il Buddha disse: “Dummukha, sappi che è il momento opportuno per farlo.”
Dummukha disse al Buddha: “Beato, è come se una persona prendesse un contenitore da uno o dieci staia per raccogliere venti o trenta staia da un grande mucchio di grano. Ora questo Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, è proprio come quello.
“Beato, è come se un capofamiglia di grande ricchezza e molto tesoro commettesse una trasgressione per negligenza, a causa della quale tutte le sue ricchezze [vengono confiscate] e portate alla casa del re. Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, è proprio come quello, la sua abilità nel discutere è stata completamente portata via dal Tathāgata.
“È come se vi fosse un grande stagno accanto a una città o villaggio. Uomini e donne, giovani e anziani, giocano tutti nell’acqua e, dopo aver catturato un granchio nell’acqua, gli tagliano le zampe e poi lo mettono sulla terra asciutta. A causa del non avere zampe, non è in grado di tornare nel grande stagno. Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, è anche così. Tutta la sua abilità nel discutere è stata completamente tagliata via dal Tathāgata, non oserà mai più avvicinarsi al Tathāgata e sfidarlo a dibattere una questione.”
In quel momento Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, si adirò e si turbò. Rimproverò il Licchavi Dummukha, dicendo: “Sei maleducato e scortese! Non avendo indagato la verità, perché stai abbaiando? Sto discutendo io con l’asceta Gotama. Vuoi badare ai fatti tuoi?”
Dopo aver rimproverato Dummukha, Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, a sua volta disse al Buddha: “Lascia stare quel tipo di discorso ordinario e di basso livello. Ora ho un’altra domanda.”
Il Buddha disse a Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha: “Chiedi pure, risponderò in base alla tua domanda.”
[Saccaka chiese]: “Gotama, come insegni ai tuoi discepoli in modo che diventino liberi dal dubbio?”
Il Buddha disse: “Aggivessana, dico ai miei discepoli: ‘Qualunque forma corporea, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, dovrebbe essere tutta contemplata così com’è realmente come non sé, come non distinta dal sé [nel senso di essere posseduta da esso], come non esistente [nel sé, né un sé] come esistente [in essa].’ La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza … sono anch’esse così.
“Esercitandosi [così] certamente arriveranno a vedere il sentiero e non lo abbandoneranno né lo lasceranno andare in rovina, essendo in grado di realizzare il distacco, la conoscenza e la visione, [prendendo così] possesso della porta dell’immortale. Anche se non tutti raggiungono il supremo, tuttavia [tutti] si muovono verso il Nirvāṇa. Un discepolo che riceve da me l’insegnamento del Dhamma in questo modo raggiunge la liberazione dal dubbio.”
[Saccaka] chiese di nuovo: “Gotama, come istruisci ulteriormente i tuoi discepoli in modo che nell’insegnamento del Buddha raggiungano la distruzione delle impurità, la liberazione della mente e la liberazione mediante la saggezza, senza impurità, qui ed ora conoscendo personalmente e realizzando: ‘La nascita per me è stata eradicata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non ci sarà alcuna ricezione di ulteriore esistenza?'”
Il Buddha disse: “Aggivessana, impiegando appropriatamente questo [medesimo] insegnamento: ‘Qualunque forma corporea, passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, dovrebbe essere tutta contemplata così com’è realmente come non sé, come non distinta dal sé [nel senso di essere posseduta da esso], come non esistente [nel sé, né un sé] come esistente [in essa].’ La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza … sono anch’esse così.
“Nel momento [del contemplare così], essi realizzano tre qualità insuperabili: conoscenza insuperabile, risveglio insuperabile e liberazione insuperabile. Avendo realizzato queste tre qualità insuperabili, onorano il grande maestro, lo stimano e lo venerano come un Buddha: ‘Il Beato ha realizzato tutti gli insegnamenti, e con questi insegnamenti egli addomestica i suoi discepoli in modo che raggiungano la pace, in modo che raggiungano l’intrepidezza, siano addomesticati, in pace e [raggiungano] l’ultimo, il Nirvāṇa. Per il bene del Nirvāṇa il Beato dà insegnamenti ai suoi discepoli.’
“Aggivessana, in questo insegnamento i miei discepoli raggiungono la distruzione delle impurità, raggiungono la liberazione della mente, raggiungono la liberazione mediante la saggezza, qui ed ora conoscendo personalmente e realizzando: ‘La nascita per me è stata eradicata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non ci sarà alcuna ricezione di ulteriore esistenza.'”
Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, disse al Buddha: “Gotama, è come se uno potesse sfuggire a un uomo forte che brandisce sconsideratamente una spada affilata, [ma] dalle abilità di dibattito di Gotama è difficile sfuggire. Come se uno potesse evitare un serpente velenoso, o evitare una vasta palude o un fuoco feroce, o come se uno potesse sfuggire a un feroce elefante ubriaco, o a un leone pazzo e affamato; da tutti questi si potrebbe sfuggire, [ma] dalle abilità di dibattito di Gotama è difficile trovare una via di fuga. Non spetta a me, un uomo comune, impetuoso e di basso rango, non dotato di abilità dibattitiva, venire a chiamare Gotama per dibattere una questione.
“Asceta Gotama, questo paese di Vesālī è piacevole e prospero. Vi sono il santuario di Cāpāla, il santuario di Sattambaka, il santuario di Bahuputta, il santuario di Gotama-nigrodha, il santuario di Sāradhāra, il santuario di Dhurānikkhepana e il santuario di Balaratana.
“Possa il Beato sentirsi a suo agio in questo paese di Vesālī, possa il Beato ricevere sempre venerazione, rispetto e offerte da dèi, Māra, Brahmā, asceti, brahmani e chiunque altro nel mondo, affinché questi dèi, Māra, Brahmā, asceti e brahmani per lungo tempo possano essere in pace. Possa egli rimanere qui e, con la grande congregazione [di monaci], accettare la mia umile offerta di cibo domani mattina.”
In quel momento, il Beato accettò rimanendo [in silenzio]. Allora Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, sapendo che il Buddha, il Beato, aveva accettato l’invito rimanendo [in silenzio], gioì, ne fu rallegrato ed esaltato. Si alzò dal suo posto e se ne andò.
In quel momento, mentre Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, era per strada [di ritorno], disse ai Licchavi: “Ho invitato l’asceta Gotama e una grande congregazione [di monaci]. [Provvediamo] al pasto insieme. Ciascuno di voi prepari un piatto di cibo e lo mandi a casa mia.”
I Licchavi tornarono ciascuno alle proprie case, fecero preparativi durante la notte e al mattino mandarono [il cibo] alla casa di Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha. Al mattino Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, spazzò [il suo luogo], asperse acqua [sul pavimento], sistemò i posti a sedere e preparò acqua pulita [per lavarsi]. Mandò un messaggero al Buddha per annunciare che il momento [per il pasto] era arrivato.
In quel momento il Beato, insieme a una grande comunità [di monaci], indossò le sue vesti, prese la scodella e si avvicinò alla casa di Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha. Si sedette davanti alla grande comunità. Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, con le proprie mani servì rispettosamente bevande e cibo puri, sufficienti per la grande comunità. [Quando] ebbero mangiato e terminato di lavare le scodelle, Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, sapendo che il Buddha aveva finito di mangiare e aveva terminato di lavare la sua scodella, prese un seggio basso e si sedette davanti al Buddha.
In quel momento, il Beato recitò i seguenti versi come ringraziamento a Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha:
“Il [compimento del] sacrificio del fuoco
È il primo tra tutte le grandi riunioni.
La Sāvitthī è la prima
Tra i trattati e le scritture superiori.
Il re è il primo tra gli uomini,
L’oceano è il primo di tutti i fiumi.
La luna è la prima di tutte le stelle,
Il sole è il primo nello splendore.
Tra dèi ed umani nelle dieci direzioni
Un perfettamente e rettamente risvegliato è il primo.”
In quel momento il Beato insegnò il Dhamma in vari modi a Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha. Dopo averlo istruito, insegnato, illuminato e rallegrato, tornò alla sua precedente dimora.
Allora i monaci, essendo insieme come gruppo sulla via [del ritorno], discutevano di questa questione: “I cinquecento Licchavi hanno preparato ciascuno cibo e bevande per Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha. Quale merito hanno guadagnato i Licchavi, quale merito ha guadagnato Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha?”
In quel momento, [quando] i monaci erano tornati alla loro propria residenza, riposte le loro vesti e scodelle e lavati i piedi, si avvicinarono al Beato, gli resero omaggio, si ritirarono a sedere a lato e dissero al Buddha:
“Beato, sulla via del ritorno abbiamo discusso insieme questa questione: ‘I cinquecento Licchavi hanno preparato il cibo e le bevande per Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, che egli ha offerto al Beato e alla grande compagnia [di monaci]. Quale merito hanno guadagnato i Licchavi, quale merito ha guadagnato Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha?'”
Il Buddha disse ai monaci: “I Licchavi prepararono bevande e cibi per Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, quindi ottennero merito in dipendenza da Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha. Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, ottenne merito [in dipendenza] dalle virtù del Buddha. I Licchavi ottennero i frutti in dipendenza dal dare a colui che ha desiderio, rabbia e illusione. Saccaka, il figlio dei Nigaṇṭha, ottenne i frutti in dipendenza dal dare a colui che è libero da desiderio, rabbia e illusione.”
Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)