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苦 SA 87: Discorso su dukkha

Così ho udito. Una volta il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Boschetto di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo il Benedetto disse ai monaci: “La forma corporea è dukkha. Se la forma corporea non fosse dukkha, allora non dovrebbe accadere che la forma corporea si ammali e sorga dolore, e non si dovrebbe desiderare che sia in un modo né desiderare che non sia in un altro modo. Pertanto la forma corporea è dukkha. Poiché la forma corporea è dukkha, sorge la malattia nella forma corporea e si prova il desiderio che la forma corporea sia in un modo e non in un altro. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.

“Monaci, la forma corporea è permanente o impermanente?”

I monaci dissero al Buddha: “È impermanente, Benedetto.”

Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, è dukkha?”

I monaci dissero al Buddha: “È dukkha, Benedetto.”

Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a mutamento, un nobile discepolo istruito potrebbe considerarlo come il sé, come distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di esso?”

I monaci dissero al Buddha: “No, Benedetto.”

Il Buddha disse: “La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così. Pertanto, monaci, qualsiasi forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, tutta essa è interamente non sé, non distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. Esaminatela come realmente è. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.

“Un nobile discepolo istruito consegue la liberazione dalla forma corporea, consegue la liberazione dalla sensazione … dalla percezione … dalle formazioni mentali … dalla coscienza. Io dico che egli è liberato dalla nascita, dalla vecchiaia, dalla malattia, dalla morte, dall’ansia, dal dolore, dall’agitazione e dalla sofferenza, da tutta questa grande massa di dukkha.”

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero rispettosamente.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)