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耕田 SA 98: L’aratura

Così ho udito. Una volta, il Buddha, viaggiando tra la gente del Kosala, giunse a un villaggio chiamato Ekaṇāla e soggiornò nel bosco di Ekaṇāla.

In quel tempo, il Beato, indossata la veste e presa la scodella, entrò nel villaggio di Ekaṇāla per la questua, e pensò: “Oggi è molto presto; potrei prima recarmi là dove il bramino Kasi Bhāradvāja, che sta arando, prepara il cibo.”

In quel momento, il bramino Kasi Bhāradvāja stava arando con cinquecento aratri e preparava il cibo. Il bramino, vedendo da lontano il Beato, disse: “Gotama, io ora sto arando e seminando per procurarmi il cibo. Anche l’asceta Gotama dovrebbe arare e seminare per procurarsi il cibo.”

Il Buddha rispose al bramino: “Anch’io ora sto arando e seminando per procurarmi il cibo.”

Il bramino disse al Buddha: “Ma io non vedo Gotama né aratro, né giogo, né timone, né cavezza, né vomere, né frusta. Eppure Gotama dice: ‘Anch’io ora sto arando e seminando per procurarmi il cibo.’”

Allora il bramino Kasi Bhāradvāja recitò questa stanza:

“Dici di essere un aratore, ma non ti vedo arare.
Insegnami l’aratura, perché io possa conoscere il tuo metodo di arare.”

Allora il Beato rispose con questa stanza:

“La fede è il seme, la pratica ascetica è la pioggia stagionale,
La saggezza è il giogo, il senso di vergogna (<em>hiri</em>) è il timone,
La retta consapevolezza è la guardia, questo è il buon auriga.

Custodendo le azioni del corpo e della parola, e il cibo che si consuma,
La verità è il vero carro, la gioia nella calma è il riposo,
La diligenza è il dissodamento, e si procede sicuri e veloci.

Si va dritti senza tornare indietro, e si giunge al luogo senza affanni.
Così colui che ara, ottiene il frutto dell’ambrosia (il Nibbāna);
Così colui che ara, non torna più a subire le esistenze.”

Allora il bramino Kasi Bhāradvāja disse al Buddha: “Bene, Gotama! Benissimo, Gotama!” E, dopo aver udito la stanza del Beato, la sua fede crebbe sempre più, e offrì al Beato una scodella colma di cibo squisito. Il Beato non lo accettò, perché era stato ottenuto in seguito alla recitazione della stanza. E disse questa stanza:

“Non è per aver insegnato il Dhamma che si riceve il cibo e lo si mangia.”

E così spiegò ampiamente, come già fece in precedenza con il bramino del fuoco (Agni).

Allora il bramino Kasi Bhāradvāja disse al Buddha: “Gotama, dove devo mettere questo cibo?”

Il Buddha rispose al bramino: “Io non vedo nessuno tra dèi, Mara, Brahma, asceti, bramini, dèi o umani che possa mangiare questo cibo e trarne beneficio. Bramino, getta questo cibo in acqua senza esseri viventi o in un luogo con poca erba.”

Allora il bramino gettò quel cibo in acqua senza esseri viventi; subito l’acqua iniziò a fumare, a bollire e a emettere un sibilo. Come una palla di ferro rovente gettata in acqua fredda produce un sibilo, così quel cibo, gettato nell’acqua senza esseri viventi, produsse fumo, bollore e sibili.

Allora il bramino pensò: “L’asceta Gotama è davvero straordinario! Dotato di grande potere e forza, tanto da far compiere a questo cibo una tale trasformazione prodigiosa.”

In quel momento, il bramino, vedendo quel segno prodigioso, accrebbe ancora la sua fede e disse al Buddha: “Gotama, posso ora ottenere la rinuncia e l’ordinazione piena nel retto Dhamma?”

Il Buddha disse al bramino: “Ora puoi ottenere la rinuncia e l’ordinazione piena nel retto Dhamma, e diventare un monaco (bhikkhu ).” Dopo essere stato ordinato, visse in solitudine e nella meditazione: “Così il figlio di buona famiglia, dopo aver rasato barba e capelli e indossato la veste color ocra, con retta fede, abbandonando la vita domestica, intraprende la via dell’asceta…” E infine raggiunse lo stato di Arahant, con la mente perfettamente liberata.

Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)