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羅睺羅所問 SA 24: Secondo discorso sulla domanda di Rāhula

Così ho udito. Un tempo il Buddha soggiornava a Rājagaha, nel Bosco di Bambù, nel luogo in cui si nutrono gli scoiattoli. In quella circostanza, il Beato disse a Rāhula e ai monaci:

“Monaci, conoscendo che cosa, vedendo che cosa in relazione a questo mio corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, non vi sarà senso di un io, di considerare come ‘mio’, né tendenza latente, legame e attaccamento alla presunzione dell’io?”

Rāhula disse al Buddha: “Il Beato è il maestro del Dharma, ne è la guida e il rifugio. Sarebbe bene che il Beato spiegasse ai monaci il significato di questa affermazione. Avendola udita dal Buddha, i monaci la ricorderanno e la riceveranno con rispetto.”

Il Buddha disse a Rāhula: “Ascolta e presta attenzione con cura a ciò che ti dirò.” Rāhula disse al Buddha: “Certamente, siamo pronti a ricevere l’insegnamento.”

Il Buddha disse a Rāhula: “Dovresti contemplare qualunque forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, eccellente o ripugnante, lontana o vicina — ogni tale forma corporea non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. In questo modo dovrebbe essere contemplata con saggezza equilibrata così com’è realmente.

“Allo stesso modo, qualunque sensazione… percezione… formazioni mentali… coscienza, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, eccellente o ripugnante, lontana o vicina — ogni tale coscienza non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. In questo modo dovrebbe essere contemplata con saggezza equilibrata così com’è realmente.

“Monaci, conoscendo così e vedendo così in relazione a questo mio corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, non vi sarà senso di un io, di considerare come ‘mio’, né tendenza latente, legame e attaccamento alla presunzione dell’io.

“Rāhula, quando in questo modo, in relazione a questo corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, non vi è senso di un io, di considerare come ‘mio’, né tendenza latente, legame e attaccamento alla presunzione dell’io, allora un monaco va oltre ogni dubbio nella sua mente, è completamente distaccato da tutti i segni, dimorando in pace e liberato. Tale monaco è considerato come colui che ha estirpato e rimosso brama e desiderio, che ha lasciato ogni legame, comprendendo rettamente l’insuperabile fine della sofferenza (dukkha).”

Allora Rāhula e i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, ne furono rallegrati e lo ricevettero con rispetto.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)