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羅睺羅所問 SA 23: Primo discorso sulla domanda di Rāhula

Così ho udito. Un tempo il Buddha soggiornava a Rājagaha, nel Bosco di Bambù, nel luogo in cui si nutrono gli scoiattoli. In quella circostanza, il venerabile Rāhula si recò dal Buddha, gli rese omaggio e si ritirò da un lato e disse al Buddha:

“Beato, conoscendo che cosa, vedendo che cosa in relazione a questo mio corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, sarà possibile che non vi sia senso di un io, di considerare come ‘mio’, né la tendenza latente, il legame e l’attaccamento alla presunzione dell’io?”

Il Buddha disse a Rāhula: “Bene, che tu sia in grado di chiedere al Tathāgata: ‘Conoscendo che cosa, vedendo che cosa in relazione a questo mio corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, non vi sarà senso di un io, di considerare come “mio”, né la tendenza latente, il legame e l’attaccamento alla presunzione dell’io?’ È così?” Rāhula disse al Buddha: “È così, Beato.”

Il Buddha disse a Rāhula: “Bene. Ascolta e presta attenzione con cura a ciò che ti dirò. Rāhula, dovresti contemplare qualunque forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, eccellente o ripugnante, lontana o vicina — ogni tale forma corporea, ogni sua manifestazione, non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. In questo modo dovrebbe essere rettamente contemplata con saggezza equilibrata.

“Allo stesso modo, qualunque sensazione… percezione… formazioni mentali… coscienza, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, eccellente o ripugnante, lontana o vicina — ogni tale coscienza, ogni sua manifestazione, non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. In questo modo dovrebbe essere contemplata con saggezza equilibrata così com’è realmente.

“In questo modo, Rāhula, un monaco che conosce così e vede così. Per colui che conosce così e vede così in relazione a questo corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, non vi sarà senso di un io, di considerare come ‘mio’, né tendenza latente, legame e attaccamento alla presunzione dell’io.

“Rāhula, se in questo modo per un monaco, in relazione a questo corpo con coscienza e in relazione agli oggetti esterni e a qualsiasi segno, non vi è senso di un io, di considerare come ‘mio’, né tendenza latente, legame e attaccamento alla presunzione dell’io, quel monaco è considerato come colui che ha estirpato brama e desiderio, che ha lasciato ogni legame, comprendendo rettamente l’insuperabile fine della sofferenza (dukkha).”

Allora Rāhula, udendo ciò che il Buddha aveva detto, ne fu rallegrato e lo ricevette con rispetto.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)