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羅云 MA 14: Il discorso a Rāhula

Così ho udito.

Un tempo il Buddha soggiornò a Rājagaha, nel parco dei bambù, al rifugio degli scoiattoli.

In quel tempo anche il venerabile Rahula soggiornava a Rājagaha, nella foresta delle sorgenti calde. Allora il Beato, trascorsa la notte, al mattino indossò la veste e, presa la scodella, entrò a Rājagaha per la questua. Terminata la questua, si recò al luogo in cui dimorava Rahula nella foresta delle sorgenti calde. Il venerabile Rahula, da lontano, vide arrivare il Buddha e gli andò incontro, prese la veste e la scodella del Buddha, gli preparò un seggio, attinse acqua per lavargli i piedi. Dopo che il Buddha si fu lavato i piedi, si sedette sul seggio di Rahula.

Allora il Beato prese il recipiente dell’acqua, ne versò via una piccola quantità e chiese: «Rahula, tu ora vedi che ho preso questo recipiente dell’acqua e ne ho versato via una piccola quantità?»

Rahula rispose: «Sì, lo vedo, Beato.»

Il Buddha disse a Rahula: «Io dico che anche la Via di chi fa così è scarsa, intendendo colui che, pur sapendo, dice menzogne, senza vergogna né rimorso, senza pudore né ritegno. Rahula, costui non compie nessuna cattiva azione che non possa fare. Perciò, Rahula, devi imparare così: non devi dire menzogne.»

Il Beato prese di nuovo questo recipiente con poca acqua, lo svuotò completamente e chiese: «Rahula, tu vedi ancora che ho preso questo recipiente con poca acqua e l’ho completamente svuotato?»

Rahula rispose: «Sì, lo vedo, Beato.»

Il Buddha disse a Rahula: «Io dico che anche la Via di chi fa così è completamente abbandonata, intendendo colui che, pur sapendo, dice menzogne, senza vergogna né rimorso, senza pudore né ritegno. Rahula, costui non compie nessuna cattiva azione che non possa fare. Perciò, Rahula, devi imparare così: non devi dire menzogne.»

Il Beato prese di nuovo questo recipiente vuoto dell’acqua, lo capovolse e lo appoggiò a terra, poi chiese: «Rahula, tu vedi ancora che ho preso questo recipiente vuoto dell’acqua, l’ho capovolto e appoggiato a terra?»

Rahula rispose: «Sì, lo vedo, Beato.»

Il Buddha disse a Rahula: «Io dico che anche la Via di chi fa così è capovolta, intendendo colui che, pur sapendo, dice menzogne, senza vergogna né rimorso, senza pudore né ritegno. Rahula, costui non compie nessuna cattiva azione che non possa fare. Perciò, Rahula, devi imparare così: non devi dire menzogne.»

Il Beato prese di nuovo questo recipiente capovolto, lo sollevò e lo rimise diritto, poi chiese: «Rahula, tu vedi ancora che ho preso questo recipiente capovolto, l’ho sollevato e rimesso diritto?»

Rahula rispose: «Sì, lo vedo, Beato.»

Il Buddha disse a Rahula: «Io dico che anche la Via di chi fa così è raddrizzata, intendendo colui che, pur sapendo, dice menzogne, senza vergogna né rimorso, senza pudore né ritegno. Rahula, costui non compie nessuna cattiva azione che non possa fare. Perciò, Rahula, devi imparare così: non devi dire menzogne.

«Rahula, è come un elefante del re che, quando entra in battaglia, usa le zampe anteriori, le zampe posteriori, la coda, le anche, la schiena, i fianchi, il collo, la fronte, le orecchie, le zanne, usa tutto, ma protegge solo la proboscide. Il domatore di elefanti, vedendo ciò, pensa così: “Questo elefante del re ancora ama la propria vita. Perché? Perché questo elefante del re, quando entra in battaglia, usa le zampe anteriori, le zampe posteriori, la coda, le anche, la schiena, i fianchi, il collo, la fronte, le orecchie, le zanne, usa tutto, ma protegge solo la proboscide.” Rahula, se l’elefante del re, quando entra in battaglia, usa le zampe anteriori, le zampe posteriori, la coda, le anche, la schiena, i fianchi, il collo, la fronte, le orecchie, le zanne, la proboscide, usa tutto completamente, il domatore di elefanti, vedendo ciò, pensa così: “Questo elefante del re non ama più la propria vita. Perché? Perché questo elefante del re, quando entra in battaglia, usa le zampe anteriori, le zampe posteriori, la coda, le anche, la schiena, i fianchi, il collo, la fronte, le orecchie, le zanne, la proboscide, usa tutto completamente.” Rahula, se l’elefante del re, quando entra in battaglia, usa le zampe anteriori, le zampe posteriori, la coda, le anche, la schiena, i fianchi, il collo, la fronte, le orecchie, le zanne, la proboscide, usa tutto completamente, Rahula, io dico che questo elefante del re, quando entra in battaglia, non compie nessuna cattiva azione che non possa fare. Allo stesso modo, Rahula, intendendo colui che, pur sapendo, dice menzogne, senza vergogna né rimorso, senza pudore né ritegno, Rahula, io dico che anche costui non compie nessuna cattiva azione che non possa fare. Perciò, Rahula, devi imparare così: non devi dire menzogne.»

Allora il Beato pronunciò questi versi:

«Se l’uomo trasgredisce una sola legge, cioè dire menzogne,
senza timore per l’aldilà, non c’è male che non possa compiere.
Meglio mangiare una palla di ferro, rovente come il fuoco,
che trasgredire i precetti e ricevere le offerte dei devoti nel mondo.

Se temi la sofferenza, se non ami il dolore,
in luogo nascosto o palese, non commettere azioni malvagie.
Se l’azione malvagia è stata compiuta o si compie ora,
non potrai mai sfuggirne, né esiste un luogo dove rifugiarti.»

Dopo aver pronunciato questi versi, il Buddha chiese ancora a Rahula: «Che ne pensi? A cosa serve a un uomo uno specchio?»

Il venerabile Rahula rispose: «Beato, serve per osservare il proprio volto, per vedere se è pulito o sporco.»

«Esatto. Rahula, se stai per compiere un’azione fisica, osserva subito quell’azione fisica: “Se sto per compiere quest’azione fisica, quest’azione fisica è pulita o sporca, è per me o per altri?” Rahula, se durante l’osservazione sai: “Se sto per compiere quest’azione fisica, quest’azione fisica è pulita, o per me, o per altri, è non salutare, porta frutti dolorosi, comporta una ricompensa di sofferenza”, Rahula, allora devi abbandonare quell’azione fisica che stai per compiere. Rahula, se durante l’osservazione sai: “Se sto per compiere quest’azione fisica, quest’azione fisica è sporca, o per me, o per altri, è salutare, porta frutti felici, comporta una ricompensa di felicità”, Rahula, allora devi accogliere quell’azione fisica che stai per compiere.

»Rahula, se stai compiendo un’azione fisica, osserva subito quest’azione fisica: “Se sto compiendo quest’azione fisica, quest’azione fisica è pulita o sporca, è per me o per altri?” Rahula, se durante l’osservazione sai: “Se sto compiendo quest’azione fisica, quest’azione fisica è pulita, o per me, o per altri, è non salutare, porta frutti dolorosi, comporta una ricompensa di sofferenza”, Rahula, allora devi abbandonare quest’azione fisica che stai compiendo. Rahula, se durante l’osservazione sai: “Se sto compiendo quest’azione fisica, quest’azione fisica è sporca, o per me, o per altri, è salutare, porta frutti felici, comporta una ricompensa di felicità”, Rahula, allora devi accogliere quest’azione fisica che stai compiendo.

»Rahula, se hai compiuto un’azione fisica, osserva subito quell’azione fisica: “Se ho compiuto quell’azione fisica, quell’azione fisica è ormai passata, cessata, cambiata, è pulita o sporca, è per me o per altri?” Rahula, se durante l’osservazione sai: “Se ho compiuto quell’azione fisica, quell’azione fisica è ormai passata, cessata, cambiata, quell’azione fisica è pulita, o per me, o per altri, è non salutare, porta frutti dolorosi, comporta una ricompensa di sofferenza”, Rahula, allora devi recarti da un amico virtuoso, da un praticante della vita santa, e per quell’azione fisica compiuta, con cuore sincero, confessarla, dichiarare il pentimento, fare attenzione a non nasconderla, e in futuro osservare meglio la protezione. Rahula, se durante l’osservazione sai: “Se ho compiuto quell’azione fisica, quell’azione fisica è ormai passata, cessata, cambiata, quell’azione fisica è sporca, o per me, o per altri, è salutare, porta frutti felici, comporta una ricompensa di felicità”, Rahula, allora devi giorno e notte vivere nella gioia, nella retta presenza mentale e nella retta consapevolezza. Lo stesso vale per le azioni verbali.

»Rahula, a causa di una passata attività, è sorta un’azione mentale, osserva subito quell’azione mentale: “Se a causa di una passata attività è sorta quest’azione mentale, quest’azione mentale è pulita o sporca, è per me o per altri?” Rahula, se durante l’osservazione sai: “A causa di una passata attività è sorta quest’azione mentale, quest’azione mentale è ormai passata, cessata, cambiata, quest’azione mentale è pulita, o per me, o per altri, è non salutare, porta frutti dolorosi, comporta una ricompensa di sofferenza”, Rahula, allora devi abbandonare quell’azione mentale passata. Rahula, se durante l’osservazione sai: “A causa di una passata attività è sorta quest’azione mentale, quest’azione mentale è ormai passata, cessata, cambiata, quest’azione mentale è sporca, o per me, o per altri, è salutare, porta frutti felici, comporta una ricompensa di felicità”, Rahula, allora devi accogliere quell’azione mentale passata.

»Rahula, a causa di una futura attività, sorgerà un’azione mentale, osserva subito quell’azione mentale: “Se a causa di una futura attività sorgerà quest’azione mentale, quest’azione mentale è pulita o sporca, è per me o per altri?” Rahula, se durante l’osservazione sai: “A causa di una futura attività sorgerà quest’azione mentale, quest’azione mentale è pulita, o per me, o per altri, è non salutare, porta frutti dolorosi, comporta una ricompensa di sofferenza”, Rahula, allora devi abbandonare quell’azione mentale futura. Rahula, se durante l’osservazione sai: “A causa di una futura attività sorgerà quest’azione mentale, quest’azione mentale è sporca, o per me, o per altri, è salutare, porta frutti felici, comporta una ricompensa di felicità”, Rahula, allora devi accogliere quell’azione mentale futura.

»Rahula, a causa di una presente attività, sorge un’azione mentale, osserva subito quest’azione mentale: “Se a causa di una presente attività sorge quest’azione mentale, quest’azione mentale è pulita o sporca, è per me o per altri?” Rahula, se durante l’osservazione sai: “A causa di una presente attività sorge quest’azione mentale, quest’azione mentale è pulita, o per me, o per altri, è non salutare, porta frutti dolorosi, comporta una ricompensa di sofferenza”, Rahula, allora devi abbandonare quest’azione mentale presente. Rahula, se durante l’osservazione sai: “A causa di una presente attività sorge quest’azione mentale, quest’azione mentale è sporca, o per me, o per altri, è salutare, porta frutti felici, comporta una ricompensa di felicità”, Rahula, allora devi accogliere quest’azione mentale presente.

»Rahula, se vi sono passati asceti e brahmani, le cui azioni fisiche, verbali e mentali sono state osservate e sono state purificate, tutte quelle sono proprio queste azioni fisiche, verbali e mentali che sono state osservate e sono state purificate. Rahula, se vi sono futuri asceti e brahmani, le cui azioni fisiche, verbali e mentali saranno osservate e saranno purificate, tutte quelle sono proprio queste azioni fisiche, verbali e mentali che saranno osservate e saranno purificate. Rahula, se vi sono presenti asceti e brahmani, le cui azioni fisiche, verbali e mentali sono osservate e sono purificate, tutte quelle sono proprio queste azioni fisiche, verbali e mentali che sono osservate e sono purificate. Rahula, tu devi imparare così: anche io, proprio queste azioni fisiche, verbali e mentali, le osservo e le purifico.»

Allora il Beato pronunciò di nuovo questi versi:

«Azione fisica, azione verbale, azione mentale, Rahula!
Le cose salutari e non salutari, tu dovresti sempre osservarle.

Pur sapendo, non dire menzogne, Rahula,
come puoi dire menzogne, vivendo dell’elemosina degli altri?

Coprire la via dell’asceta, vuota e senza verità,
significa dire menzogne, non proteggendo la propria bocca.

Perciò, non dire menzogne, o figlio del Risvegliato,
questa è la via dell’asceta, Rahula, devi impararla.

In ogni direzione abbondanza e gioia, sicurezza e non timore,
Rahula, giungendo là, non nuocere agli altri.»

Così parlò il Buddha. Il venerabile Rahula e i monaci, udite le parole del Buddha, le accolsero con gioia e le misero in pratica.

Termina il quarto sutra di Rahula (millenovecentotrentadue caratteri).

Traduzione in inglese dalla versione cinese del Madhyama Āgama di Charles D. Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoMadhyama Āgama (Canone Cinese)