Così ho udito. Un tempo, il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Bosco di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍada.
In quel momento, il Beato si rivolse ai monaci e disse: «Vi sono cinque aggregati dell’attaccamento, cioè l’aggregato dell’attaccamento alla forma corporea … l’aggregato dell’attaccamento alla sensazione … alla percezione … alle formazioni mentali … alla coscienza.
«Monaci, se asceti e bramini speculano circa l’esistenza di un sé, tutti costoro speculano circa l’esistenza di un sé in relazione a questi cinque aggregati dell’attaccamento. Quali cinque?
«Asceti e bramini vedono la forma corporea come il sé, come appartenente al sé, come contenuta nel sé, o il sé come contenuto nella forma corporea. Allo stesso modo vedono la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza come il sé, come appartenente al sé, come contenuta nel sé, o il sé come contenuto nella coscienza.
«In questo modo un uomo comune, ignorante e privo di istruzione, specula circa il sé, non sapendo come distinguerlo. Contemplando così, non è separato dal “mio”. Colui che non è separato dal “mio” si rivolge alle facoltà sensoriali. Rivolgendosi alle facoltà sensoriali, sorge il contatto. Attraverso i sei contatti, impegnandosi nel contatto, sorgono in lui piacere e dolore, da cui sorgono questo o quel tipo di visioni, cioè attraverso le sei classi di contatto. Quali sei?
«Esse sono: la sfera del contatto dell’occhio, la sfera del contatto dell’orecchio … del naso … della lingua … del corpo … la sfera del contatto della mente. Monaci, vi è l’elemento mente, l’elemento oggetto mentale e l’elemento ignoranza. Essendo toccato dal contatto dell’ignoranza, un uomo comune, ignorante e privo di istruzione, proclama l’esistenza, proclama la non-esistenza, proclama l’esistenza-e-la-non-esistenza, proclama né-esistenza-né-non-esistenza, proclama se stesso superiore, proclama se stesso inferiore, proclama se stesso uguale, dicendo: “Io lo conosco, io lo vedo”.
«Inoltre, monaci, un nobile discepolo istruito, mentre è stabilito nelle sei sfere del contatto, è in grado di generare il distacco dall’ignoranza ed è in grado di far sorgere la conoscenza. Con lo svanire dell’ignoranza e il sorgere della conoscenza, egli non proclama l’esistenza, non proclama la non-esistenza, non proclama l’esistenza-e-la-non-esistenza, non proclama né-esistenza-né-non-esistenza, non proclama se stesso superiore, non proclama se stesso inferiore, non proclama se stesso uguale, dicendo: “Io lo conosco, io lo vedo”. Avendo generato così conoscenza e così visione, il contatto sorto in precedenza per mezzo dell’ignoranza cessa, e sorge il contatto per mezzo della conoscenza.»
Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, si rallegrarono e lo accolsero con rispetto.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)