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等心 MA 21: La Mente Equanime

Così ho sentito.
Una volta, il Benedetto soggiornava a Sāvatthī, nel boschetto di Jetavana, nel parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo, il venerabile Sāriputta, riunito di notte con i monaci nella sala delle conferenze, spiegava loro il significato dei legami interiori e dei legami esteriori: “Venerabili, nel mondo esistono effettivamente due tipi di persone. Quali due? C’è la persona con legami interiori, l’Anāgāmi, che non ritorna più in questo mondo. C’è la persona con legami esteriori, che non è un Anāgāmi e che ritorna in questo mondo. Onorevoli, chi è la persona con legami interiori, l’Anāgāmi che non ritorna in questo mondo? Se una persona pratica e osserva le regole di moralità, senza infrazioni né omissioni, senza macchie né impurità, abbondantemente e senza difficoltà, lodate dai saggi, ben praticate e complete. Per aver praticato e osservato le regole di moralità in questo modo, egli inoltre si esercita nel disgusto per i desideri sensuali, nel distacco dai desideri sensuali, nell’eliminazione dei desideri sensuali. Esercitandosi in questo, ottiene la pace e la liberazione della mente. Avendola ottenuta, vi trova gioia, vi si affeziona e non se ne distacca. Non avendo raggiunto la conoscenza suprema in questa esistenza, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, superando il mondo degli dèi che si nutrono di cibo materiale, rinasce in un altro gruppo di dèi nati per la mente. Rinato lì, pensa: ‘Quando ero uomo, ho praticato e osservato le regole di moralità… (come prima)… Non avendo raggiunto la conoscenza suprema in questa esistenza, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, superando il mondo degli dèi che si nutrono di cibo materiale, sono rinato in questo gruppo di dèi nati per la mente.’

“Onorevoli, inoltre, c’è un’altra persona che pratica e osserva le regole di moralità… (come prima)… Per aver fatto questo, inoltre si esercita nell’eliminazione del desiderio per l’esistenza nella sfera della forma, nell’eliminazione del desiderio e delle azioni (che portano al divenire), si esercita nell’abbandono dei desideri sensuali. Esercitandosi in questo, ottiene la pace e la liberazione della mente. Avendola ottenuta, vi trova gioia, vi si affeziona e non se ne distacca. Non avendo raggiunto la conoscenza suprema in questa esistenza, alla dissoluzione del corpo, dopo la morte, superando il mondo degli dèi che si nutrono di cibo materiale, rinasce in un altro gruppo di dèi nati per la mente. Rinato lì, pensa: ‘Quando ero uomo… (come prima)… sono rinato in questo gruppo di dèi nati per mente.’ Onorevoli, questi sono chiamati ‘persone con legami interiori’, l’Anāgāmi che non ritorna in questo mondo.

“Onorevoli, chi è la persona con legami esteriori, che non è un Anāgāmi e che ritorna in questo mondo? Se una persona pratica e osserva le regole di moralità, custodisce le regole della liberazione, e inoltre controlla bene il contegno e le buone maniere, vedendo anche le più piccole colpe, è sempre preso da timore e riverenza, e riceve e osserva le regole di pratica. Onorevoli, questa è chiamata ‘persona con legami esteriori’, che non è un Anāgāmi e che ritorna in questo mondo.”

In quel momento, molti dèi dalla mente equanime, dalle forme maestose, dallo splendore raggiante, verso l’alba, si avvicinarono al luogo dove soggiornava il Benedetto. Dopo avergli reso omaggio, si fermarono a un lato e dissero: “Signore, il venerabile Sāriputta, la scorsa notte, riunito con i monaci nella sala delle conferenze, ha spiegato il significato dei legami interiori e dei legami esteriori: ‘Onorevoli, nel mondo esistono effettivamente due tipi di persone: la persona con legami interiori e la persona con legami esteriori.’ Signore, l’assemblea ne è lieta. Possa il Benedetto, per compassione, recarsi alla sala delle conferenze.” In quel momento, il Benedetto, in silenzio, acconsentì alla richiesta di quegli dèi dalla mente equanime. Gli dèi, saputo che il Benedetto aveva acconsentito in silenzio, gli resero omaggio, gli girarono intorno per tre volte e scomparvero immediatamente.

Poco dopo la partenza degli dèi, il Benedetto si recò alla sala delle conferenze, davanti all’assemblea dei monaci, preparò un seggio e si sedette. Dopo essersi seduto, esclamò: “Bene, Sāriputta! Hai fatto molto bene. Perché? Tu, la scorsa notte, riunito con i monaci nella sala delle conferenze, hai spiegato il significato dei legami interiori e dei legami esteriori: ‘Onorevoli, nel mondo esistono effettivamente due tipi di persone: la persona con legami interiori e la persona con legami esteriori.’ Sāriputta, verso l’alba di questa notte, alcuni dèi dalla mente equanime vennero da me e, dopo avermi reso omaggio, mi dissero: ‘Signore, il venerabile Sāriputta… (come prima)… Possa il Benedetto, per compassione, recarsi alla sala delle conferenze.’ Sāriputta, io acconsentii in silenzio a quegli dèi dalla mente equanime. Ed essi, saputo che avevo acconsentito in silenzio, mi resero omaggio e scomparvero.

“Sāriputta, quegli dèi dalla mente equanime, a gruppi di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta, di sessanta, dimorano insieme in un luogo grande come la punta di un ago, senza ostacolarsi a vicenda. Sāriputta, non è che, nascendo in quel mondo, coltivino ora per la prima volta la mente virtuosa, così ampia e così grande, che permette a gruppi di dieci, di venti… di dèi di dimorare insieme in uno spazio angusto senza disturbarsi. Sāriputta, quegli dèi, quando erano esseri umani, avevano già coltivato la mente virtuosa, estremamente ampia e grande. Per questa ragione, ora, a gruppi di dieci, di venti… di loro possono dimorare insieme in uno spazio angusto senza ostacolarsi. Perciò, Sāriputta, bisogna imparare la calma: la calma delle facoltà sensoriali, la calma della mente, la calma delle azioni del corpo, della parola e della mente, orientandosi verso il Benedetto e i saggi seguaci della vita santa. Sāriputta, gli insegnamenti eterodossi e falsi portano solo a lunghe decadenza e perpetua perdita. Perché? Perché non permettono di ascoltare un Dhamma così meraviglioso.”

Così parlò il Benedetto. Quei monaci, ascoltando le parole del Benedetto, lieti, le misero in pratica.

Fine del Primo Sutta, il Sutta sulla Mente Equanime.

Questo Madhyamāgama (中阿含經 ) della scuola Sarvāstivāda fu tradotto nella dinastia Jin orientale nel 397-398 d.C. da Gautama Saṁghadeva (僧伽提婆) e una squadra che includeva Saṅgharakṣa come recitatore e Daoci, Libao e Kanghua come scribi. Tradotto in italiano dall’IA.

TestoMadhyama Āgama (Canone Cinese)