Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika.
In quel tempo il Benedetto si rivolse ai monaci dicendo: «Vi insegnerò le cose da comprendere, la conoscenza e colui che conosce. Ascoltate e prestate attenzione a ciò che vi dirò.
«Quali sono le cose da comprendere? Sono i cinque aggregati dell’attaccamento. Quali cinque? Sono l’aggregato della forma corporea dell’attaccamento… la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… l’aggregato della coscienza dell’attaccamento. Queste sono chiamate cose da comprendere.
«Che cos’è la conoscenza? La disciplina del desiderio bramoso, l’abbandono del desiderio bramoso, il superamento del desiderio bramoso – questa è chiamata conoscenza.
«Chi è colui che conosce? È l’arahant. L’arahant non esiste in un altro mondo dopo la morte, né non esiste in un altro mondo dopo la morte, né esiste e non esiste in un altro mondo dopo la morte, né-esiste-né-non-esiste in un altro mondo dopo la morte. Esprimere ciò in dettaglio è senza limiti, poiché per lui ogni calcolo è cessato per sempre.
«Questo è chiamato l’insegnamento delle cose da comprendere, della conoscenza e di colui che conosce».
Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero con rispetto.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)