Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika.
In quel tempo il Benedetto si rivolse ai monaci dicendo: «La forma corporea passata e futura è impermanente, che dire di quella presente! Un nobile discepolo istruito che la esamina in questo modo non si preoccupa della forma corporea passata e non si rallegra della forma corporea futura. Provando disincanto per la forma corporea presente, si libera dal desiderio per essa e procede verso la sua cessazione. Allo stesso modo la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza.
«Monaci, se non vi fosse forma corporea passata, non accadrebbe che il nobile discepolo istruito non si preoccupa della forma corporea passata. Poiché vi è forma corporea passata, il nobile discepolo istruito non si preoccupa della forma corporea passata.
«Monaci, se non vi fosse forma corporea futura, non accadrebbe che il nobile discepolo istruito non si rallegra della forma corporea futura. Poiché vi è forma corporea futura, il nobile discepolo istruito non si rallegra della forma corporea futura.
«Monaci, se non vi fosse forma corporea presente, non accadrebbe che il nobile discepolo istruito prova disincanto verso la forma corporea presente, si libera dal desiderio per essa e procede verso la sua cessazione. Poiché vi è forma corporea presente, il nobile discepolo istruito prova disincanto verso la forma corporea presente, si libera dal desiderio per essa e procede verso la sua cessazione. Anche la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza devono essere recitate allo stesso modo».
Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero con rispetto.
Quanto a “impermanente”, così con “sofferenza (dukkha)”, “vuoto” e “non sé” tre discorsi devono essere recitati allo stesso modo.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)