Così ho udito: Un tempo, il Buddha soggiornava nel parco di Anāthapiṇḍada, nel bosco di Jeta, a Śrāvastī.
In quella circostanza, il Bhagavān si rivolse ai monaci e disse: «Non vedo in questa assemblea una cosa sola che sia tanto suprema e sublime da impedire alla persona mondana, accecata dall’ignoranza, di raggiungere la pace eterna e da incatenarla in una prigione dove non ha libertà. Cioè, quando un uomo vede la forma di una donna, si attacca alle percezioni che essa produce. La mente dell’uomo la brama e la stima a tal punto che ciò gli impedisce di raggiungere la pace eterna e lo incatena in una prigione dove non ha libertà. La sua mente non l’abbandona, ed egli allora va girando e rigirando nelle rinascite. In questo mondo e nell’altro, trasmigra tra le cinque rinascite per numerosi eoni».
Il Bhagavān allora parlò in versi:
«Con la voce dolce di Brahmā,
Il Tathāgata dice ciò che è difficile da vedere.
Talvolta, quando un uomo vede una donna,
La sua attenzione si fissa su ciò che ha davanti agli occhi.
Ma non andare con quella donna,
Poiché la rinascita segue le sue parole.
Essa dà la caccia all’uomo con una rete,
E lo tiene lontano dall’incondizionato».
«Perciò, monaci, si dovrebbe abbandonare le forme. Non attaccatevi alle percezioni che esse producono. Così, monaci, dovete esercitarvi».
Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e ne diedero approvazione.
Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Ekottarika Āgama