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焰SA 104: A Yamaka

Questo ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Sāvatthī, nel boschetto di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo, un monaco di nome Yamaka aveva generato una cattiva falsa opinione, parlando in questo modo: “Come io comprendo l’Insegnamento insegnato dal Beato, un arahant, con le impurità eradicate, dopo la rottura del corpo, alla fine della vita, non esisterà in alcun luogo”.

Allora un gruppo di molti monaci udì ciò che egli aveva detto. Si avvicinarono al monaco Yamaka e gli dissero: “È vero che hai detto questo: ‘Come io comprendo l’Insegnamento insegnato dal Beato, un arahant, con le impurità eradicate, dopo la rottura del corpo, alla fine della vita, non esisterà in alcun luogo’?”

Egli rispose: “È vero, venerabili”.

Allora i monaci dissero a Yamaka: “Non travisare il Beato! Non è bene travisare il Beato. Il Beato non dice questo. Dovresti abbandonare completamente questa cattiva falsa opinione.”

Quando i monaci dissero questo, il monaco Yamaka mantenne ancora la sua cattiva falsa opinione, parlando in questo modo: “Venerabili, solo questo è vero, ciò che è diverso è falso”. Parlò in questo modo tre volte.

Quando i monaci non furono in grado di correggere il monaco Yamaka, lo abbandonarono e se ne andarono. Si avvicinarono al venerabile Sāriputta e dissero al venerabile Sāriputta: “Venerabile, devi sapere che il monaco Yamaka ha generato una cattiva falsa opinione in questo modo: ‘[Come] io comprendo l’Insegnamento insegnato dal Beato, un arahant, con le impurità eradicate, dopo la dissoluzione del corpo, alla fine della vita, non esisterà in alcun luogo’.

“Avendo udito ciò che aveva detto, ci siamo quindi avvicinati e abbiamo chiesto al monaco Yamaka: ‘È vero che la tua comprensione e opinione è come questa?’ Egli ci rispose: ‘È vero, venerabili; ciò che è diverso [dalla mia comprensione] è un discorso folle’.

“Noi dicemmo: ‘Non travisare il Beato. Il Beato non dice questo. Dovresti abbandonare questa cattiva falsa opinione.’ Lo ammonimmo tre volte, ma egli non abbandonò la sua cattiva falsa opinione. Perciò ora ci siamo avvicinati al venerabile. Possa il venerabile placare la cattiva falsa opinione del monaco Yamaka, per compassione verso di lui.”

Sāriputta disse: “Essendo così, placherò la sua cattiva falsa opinione “.

Quindi il gruppo di molti monaci, udendo ciò che Sāriputta aveva detto, gioirono e furono contenti. Tornarono alle loro precedenti dimore.

In quel tempo, al mattino, il venerabile Sāriputta indossò la sua veste e prese la scodella per entrare nella città di Sāvatthī a mendicare il cibo. Dopo aver mangiato, uscì dalla città. Tornato al suo monastero per riporre veste e scodella, si avvicinò al monaco Yamaka.

Quando il monaco Yamaka vide da lontano che il venerabile Sāriputta stava arrivando, preparò per lui un posto a sedere, [acqua] per lavare i piedi e sistemò un poggiapiedi. Lo accolse, prendendo la sua veste e la sua scodella, e lo invitò a sedersi subito.

Dopo essersi seduto e aver lavato i piedi, il venerabile Sāriputta disse al monaco Yamaka: “È vero che parli in questo modo: ‘[Come] io comprendo l’Insegnamento insegnato dal Beato, un arahant, con le impurità eradicate, dopo la dissoluzione del corpo, alla fine della vita, non esisterà in alcun luogo’?”

Il monaco Yamaka rispose a Sāriputta: “È vero, venerabile Sāriputta.”

Sāriputta disse: “Ora ti chiederò, rispondimi secondo la tua comprensione. Che ne pensi, Yamaka, la forma corporea è permanente o è impermanente?”

[Yamaka] rispose: “È impermanente, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Ciò che è impermanente, è dukkha?”

[Yamaka] rispose: “È dukkha.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a cambiamento, un nobile discepolo in questo [caso] lo considererebbe come sé, come distinto dal sé [nel senso di essere posseduto da esso], come esistente [nel sé, o il sé] come esistente [in esso]?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono anch’esse così.

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Che ne pensi, Yamaka, la forma corporea è il Tathāgata?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta chiese di nuovo]: “La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono il Tathāgata?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Che ne pensi, Yamaka, il Tathāgata è distinto dalla forma corporea? Il Tathāgata è distinto dalla sensazione … dalla percezione … dalle formazioni … dalla coscienza?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Il Tathāgata è nella forma corporea? Il Tathāgata è nella sensazione … nella percezione … nelle formazioni … nella coscienza?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta chiese di nuovo]: “La forma corporea è nel Tathāgata? La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono nel Tathāgata?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Il Tathāgata è senza forma corporea … senza sensazione … senza percezione … senza formazioni … senza coscienza?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta disse]: “In questo modo, Yamaka, il Tathāgata come esistente veramente qui ed ora non può essere afferrato in alcun luogo, non può essere designato in alcun luogo. Perché dici: ‘[Come] io comprendo l’Insegnamento insegnato dal Beato, un arahant, con le impurità eradicate, dopo la dissoluzione del corpo, alla fine della vita, non esisterà in alcun luogo’? È questo detto correttamente?”

[Yamaka] rispose: “No, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Yamaka, prima hai detto: ‘[Come] io comprendo l’Insegnamento insegnato dal Beato, un arahant, con le impurità eradicate, dopo la dissoluzione del corpo, alla fine della vita, non esisterà in alcun luogo’. Perché ora rispondi affermando che non è così?”

Il monaco Yamaka disse: “Venerabile Sāriputta, prima non capivo. A causa dell’ignoranza ho generato ed espresso una cattiva falsa opinione come questa. Avendo udito ciò che il venerabile Sāriputta ha detto, tutta quella mancanza di comprensione e ignoranza sono state completamente abbandonate.”

[Sāriputta] chiese di nuovo: “Yamaka, se ti venisse chiesto ulteriormente: ‘Monaco, come tu prima hai dichiarato una cattiva falsa opinione, conoscendo e vedendo cosa è ora tutto questo stato completamente rimosso?’ Cosa risponderesti?”

Yamaka rispose: “Venerabile Sāriputta, se qualcuno viene e chiede, risponderei in questo modo: ‘La forma corporea di un arahant, con le impurità eradicate, è impermanente. Ciò che è impermanente, è dukkha. Ciò che è dukkha è divenuto tranquillo ed è divenuto fresco, è scomparso per sempre. La sensazione, la percezione … le formazioni … la coscienza sono anch’esse così.’ [Se] qualcuno viene e chiede, risponderei in questo modo.”

Sāriputta disse: “È bene, monaco Yamaka. Dovresti rispondere in questo modo. Perché? La forma corporea di un arahant, con le impurità eradicate, è impermanente. Ciò che è impermanente, è dukkha. Ciò che è impermanente e dukkha è di natura a sorgere e a cadere. La sensazione … la percezione … le formazioni … la coscienza sono anch’esse così.”

Quando il venerabile Sāriputta pronunciò questo insegnamento, il monaco Yamaka raggiunse l’occhio puro del Dhamma che è remoto dalle [impurità] mentali e libero dalla [polvere] mentale.

Il venerabile Sāriputta disse al monaco Yamaka: “Ora ti dirò una similitudine. Le persone sagge comprendono attraverso una similitudine. È come il figlio di un capofamiglia; un figlio di un capofamiglia che è molto ricco e possiede molte ricchezze. Cerca ampiamente una cerchia di servitori che proteggano bene le sue ricchezze.

“Poi una persona malvagia che è suo nemico finge di essere venuto come amico intimo per diventare suo servitore. Spesso aspetta un’opportunità, andando a letto tardi e alzandosi presto, prendendosi cura di lui nelle vicinanze quando riposa. È attento e rispettoso nei suoi affari, modesto nelle parole, facendo sì che il suo padrone pensi a lui con piacere, lo percepisca come un amico, lo percepisca come un figlio, con la massima fiducia e senza dubbi, senza stare in guardia. Più tardi, con un coltello affilato in mano, gli toglie la vita.

“Monaco Yamaka, che ne pensi? Quel nemico malvagio, agendo come amico del capofamiglia, non stava forse agendo fin dall’inizio come un espediente con una mente intenta a nuocere, aspettando costantemente un’opportunità fino a causare la [sua] fine? Eppure quel capofamiglia non fu in grado di rendersene conto, fino al momento in cui subì il danno.”

[Yamaka] rispose: “È vero, venerabile [Sāriputta].”

Sāriputta disse al monaco Yamaka: “Che ne pensi? Se quel capofamiglia avesse effettivamente capito che l’uomo che fingeva di essere un amico desiderava il suo male, si sarebbe ben guardato e non avrebbe subito danno?”

[Yamaka] rispose: “È così, venerabile Sāriputta.”

[Sāriputta disse]: “Allo stesso modo, monaco Yamaka, una persona mondana stolta e non istruita percepisce questi cinque aggregati dell’attaccamento come permanenti, li percepisce come agio, li percepisce come salute, li percepisce come sé, li percepisce come appartenenti al sé. Continua a custodire e a proteggere questi cinque aggregati dell’attaccamento. Alla fine viene danneggiato dal nemico dei cinque aggregati dell’attaccamento, proprio come quel capofamiglia fu danneggiato dal nemico che fingeva di essere un amico, senza rendersene conto.

“Yamaka, un nobile discepolo istruito che esamina questi cinque aggregati dell’attaccamento come una malattia, come un carbuncolo, come una spina, come un assassino, come impermanenti, come dukkha, come vuoti, come non sé, e come non appartenenti a un sé, non si aggrappa a questi cinque aggregati di attaccamento e [quindi] non è attaccato ad essi.

“A causa del non aggrapparsi non è attaccato, a causa del non essere attaccato realizza personalmente il Nirvāṇa, [sapendo]: ‘La nascita per me è stata eradicata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non ci sarà alcuna ricezione di ulteriore esistenza.'”

Quando il venerabile Sāriputta pronunciò questo insegnamento, il monaco Yamaka, non aggrappandosi, raggiunse la liberazione dalle impurità nella sua mente.

Il venerabile Sāriputta, dopo aver pronunciato questo insegnamento al monaco Yamaka, dopo averlo istruito, insegnato, illuminato e rallegrato, si alzò dal suo posto e se ne andò.

Traduzione in inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, originariamente pubblicato in ‘On the Five Aggregates (5) – A Translation of Saṁyukta-āgama Discourses 103 to 110’, Dharma Drum Journal of Buddhist Studies, 2014, vol. 15 pp. 1–64. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)