Questo è il sutra numero 3 nell’edizione Taisho e numero 6 in Yinshun (T99.2.1a28-b5, Y30.6a9-13). Questo e i tre sutra seguenti hanno come paralleli SN 22.24 e SĀ 2.6.
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Così ho udito: Una volta, il Buddha soggiornava nel parco di Anāthapiṇḍada, nel boschetto di Jeta a Śrāvastī.
Allora il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Quando non si conosce e non si comprende la forma, e non si cessa e non ci si libera dal desiderio verso di essa, non è possibile porre fine alla sofferenza. Allo stesso modo, quando non si conosce e non si comprende la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza, e non si cessa e non ci si libera dal desiderio verso di essa, non è possibile porre fine alla sofferenza.
“Monaci, se qualcuno conosce e comprende la forma, e cessa e si libera dal desiderio verso di essa, allora è possibile porre fine alla sofferenza. Allo stesso modo, quando qualcuno conosce e comprende la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza, e cessa e si libera dal desiderio verso di essa, allora è possibile porre fine alla sofferenza.”
Quando i monaci udirono l’insegnamento del Buddha, ne gioirono e l’approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese del Saṃyukta Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)