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無常 SA 86: Discorso sull’Impermanenza

Così ho udito. Una volta il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Boschetto di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo il Benedetto disse ai monaci: “Se la forma corporea impermanente fosse permanente, allora non dovrebbe accadere che la forma corporea si ammali e sia dolente, e non vi dovrebbe essere l’ansia riguardo alla forma corporea, il desiderio che sia in un modo e non in un altro. Poiché la forma corporea è impermanente, la forma corporea si ammala e sorge il dolore, e si ottiene ciò che non si desidera, che sia in un modo e non in un altro. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.”

“Monaci, che ne dite, la forma corporea è permanente o impermanente?”

I monaci dissero al Buddha: “È impermanente, Benedetto.”

Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, è dukkha?”

I monaci dissero al Buddha: “È dukkha, Benedetto.”

Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a mutamento, un nobile discepolo istruito potrebbe considerarlo come il sé, come distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di esso?”

I monaci dissero al Buddha: “No, Benedetto.”

Il Buddha disse: “La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così. Pertanto, monaci, qualsiasi forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, tutta essa è interamente priva di un sé e di ciò che appartiene a un sé; questo deve essere compreso come realmente è. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.

“Un nobile discepolo istruito contempla rettamente la forma corporea. Avendola rettamente contemplata, prova disincanto verso la forma corporea, diventa distaccato da essa, non prova diletto in essa e ne è liberato. Prova disincanto verso la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza, diventa distaccato da esse, non prova diletto in esse e ne è liberato, sapendo: ‘Per me la nascita è stata estirpata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà più alcuna esistenza.'”

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero rispettosamente.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)