Questo è il sutra numero 7 nell’edizione Taisho e numero 10 in Yinshun (T99.2.1c11-21, Y30.9a13-10a3). È parallelo a SN 22.29 e SĀ 2.10.
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Così ho udito: Una volta, il Buddha soggiornava nel parco di Anāthapiṇḍada, nel boschetto di Jeta a Śrāvastī.
Allora il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Chi si compiace nella forma, si compiace nella sofferenza. Chi si compiace nella sofferenza, non può essere liberato dalla sofferenza. Allo stesso modo, chi si compiace nella sensazione… nella percezione… nelle formazioni mentali… nella coscienza, si compiace nella sofferenza. Chi si compiace nella sofferenza, non può essere liberato dalla sofferenza.
“Monaci, chi non si compiace nella forma, non si compiace nella sofferenza. Chi non si compiace nella sofferenza, può essere liberato dalla sofferenza. Allo stesso modo, chi non si compiace nella sensazione… nella percezione… nelle formazioni mentali… nella coscienza, non si compiace nella sofferenza. Chi non si compiace nella sofferenza, può essere liberato dalla sofferenza.”
Quando i monaci udirono l’insegnamento del Buddha, ne gioirono e l’approvarono.
Versetti Riassuntivi
[1] Impermanente, [2] dolorosa, [3] vuota,
E [4] non sé; [5] rettamente contemplata;
[6-9] Quattro modi del non conoscere;
E [10] compiacersi nella forma.
Traduzione in inglese dalla versione cinese del Saṃyukta Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)