Questi quattro sutra (SĀ 1.1-4) corrispondono al sutra numero 1 nell’edizione Taisho e ai numeri 1-4 nell’edizione di Yinshun (T99.2.1a6-15, Y30.2a12-3a3). I paralleli più prossimi in Pali includono SN 22.12 e SN 22.51.
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Così ho udito: Una volta, il Buddha soggiornava nel parco di Anāthapiṇḍada, nel boschetto di Jeta a Śrāvastī.
Allora il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Dovreste osservare che la forma è [1] impermanente… [2] dolorosa… [3] vuota… [4] non sé. Osservarla in questo modo è retta visione. Osservandola rettamente sorge il disincanto. Quando si è disincantati, cessano l’attaccamento e la brama. Quando cessano l’attaccamento e la brama, io dico che la mente è liberata.
“Allo stesso modo osservate che la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza sono impermanenti… dolorose… vuote… non sé. Osservarle in questo modo è retta visione. Osservandole rettamente sorge il disincanto. Quando si è disincantati, cessano l’attaccamento e la brama. Quando cessano l’attaccamento e la brama, dico che la mente è liberata.
“In questo modo, monaci, chi desidera realizzare personalmente la liberazione della mente può realizzare: ‘Le mie nascite sono terminate, la pratica religiosa è stata compiuta, ciò che doveva essere fatto è stato realizzato. Io stesso so che non sarò più soggetto a un’esistenza futura.'”
(Allo stesso modo per “osservate… impermanente”, anche “dolore”, “vuoto” e “non sé” sono insegnati allo stesso modo.)
Quando i monaci udirono l’insegnamento del Buddha, ne gioirono e l’approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese del Saṃyukta Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)