Così ho udito. Un tempo, il Buddha soggiornava nel Parco dei Cervi, nel luogo degli antichi saggi, nel paese di Vārāṇasī.
In quel momento, il Beato si rivolse ai monaci e disse: «Ora vi parlerò degli insegnamenti impuri (sāsrava) e puri (anāsrava). Se la forma è impura ed è oggetto di attaccamento, quella forma genera amore e avversione. Allo stesso modo, se la sensazione, la percezione, le formazioni mentali e la coscienza sono impure e sono oggetto di attaccamento, quella coscienza genera amore e avversione. Questo è ciò che si chiama insegnamento impuro.
«E che cosa è l’insegnamento puro? Tutte le forme che sono pure e non sono oggetto di attaccamento: quelle forme, siano esse passate, future o presenti, non generano amore né avversione. Allo stesso modo, se la sensazione, la percezione, le formazioni mentali e la coscienza sono pure e non sono oggetto di attaccamento, quella coscienza, sia essa passata, futura o presente, non genera brama né avversione. Questo è ciò che si chiama insegnamento puro.»
Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sutra, i monaci che udirono l’insegnamento del Buddha si rallegrarono e lo misero in pratica con devozione.
[Nota conclusiva in versi – elenco dei sutra precedenti]:
Due [sutra] sulla fede, due su Ānanda,
il sutra della distruzione, Udāyī,
il brāhmaṇo e il mondo,
gli aggregati, e gli insegnamenti puri ed impuri.
Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)