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清淨 SA 84: Discorso sulla Purificazione

Così ho udito. Una volta il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Boschetto di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo il Benedetto disse ai monaci: “La forma corporea è impermanente. Ciò che è impermanente è dukkha. Ciò che è dukkhanon è io e non è il sé; è interamente non sé, non distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, e non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. Comprendere questo, come realmente è, è chiamata retta contemplazione.

“La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così. Un nobile discepolo istruito esamina questi cinque aggregati di attaccamento come privi di un sé e di ciò che appartiene a un sé. Esaminandoli in questo modo, non si aggrappa a nulla in tutto il mondo. Poiché non si aggrappa a nulla, non si attacca a nulla. Poiché non si attacca a nulla, realizza personalmente il Nirvāṇa, sapendo: ‘Per me la nascita è stata estirpata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà più alcuna esistenza.'”

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero rispettosamente.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)