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法印 SA 80: Discorso sul sigillo del Dharma

Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo il Benedetto si rivolse ai monaci dicendo: «Vi insegnerò il sigillo del nobile Dharma e il conseguimento della purificazione della conoscenza e della visione. Ascoltate e prestate attenzione.

«Se un monaco parla così: “Senza aver conseguito la concentrazione sul vuoto, farò sorgere l’assenza di segni (animitta), il nulla, e avrò conoscenza e visione dell’essere libero dalla presunzione”, non dovrebbe parlare così. Perché? Senza aver conseguito la concentrazione sul vuoto, è impossibile affermare: “Conseguo l’assenza di segni, il nulla, e ho conoscenza e visione dell’essere libero dalla presunzione”.

«Se un monaco parla così: “Conseguo la concentrazione sul vuoto e sono in grado di far sorgere l’assenza di segni, il nulla, e ho conoscenza e visione dell’essere libero dalla presunzione”, allora questo è ben detto. Perché? È certamente possibile che, avendo conseguito la concentrazione sul vuoto, si sia in grado di far sorgere l’assenza di segni, il nulla, e di avere conoscenza e visione dell’essere libero dalla presunzione.

«Come fa un nobile discepolo a raggiungere la purificazione della conoscenza e della visione?»

I monaci dissero al Buddha: «Il Buddha è la radice del Dharma, l’occhio del Dharma, il fondamento del Dharma. Possa egli insegnarci! Dopo averlo udito insegnare il Dharma, i monaci lo riceveranno con rispetto come egli ha insegnato».

Il Buddha disse ai monaci: «Supponete che un monaco si sieda in un luogo deserto, ai piedi di un albero, e contempli bene la forma corporea come impermanente, come di natura a logorarsi e a svanire. Allo stesso modo esamina la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza come impermanenti, come di natura a logorarsi e a svanire. Esaminando quei cinque aggregati come impermanenti, di natura a logorarsi, a essere impermanenti e a cambiare, la sua mente è rallegrata, purificata e liberata. Questa è chiamata vacuità. Colui che contempla in questo modo, anche se non è ancora in grado di essere libero dalla presunzione, purifica la sua conoscenza e visione.

«Inoltre, vi è una retta applicazione alla concentrazione contemplando l’abbandono del segno (nimitta) delle forme, l’abbandono del segno dei suoni, degli odori, dei sapori, dei tangibili e degli oggetti mentali. Questa è chiamata assenza di segni. Colui che contempla in questo modo, anche se non è ancora libero dalla presunzione, purifica la sua conoscenza e visione.

«Inoltre, vi è una retta applicazione alla concentrazione contemplando l’abbandono del segno della lussuria, l’abbandono del segno dell’ira… e dell’illusione. Ciò è chiamato il nulla. Colui che contempla in questo modo, anche se non è ancora libero dalla presunzione, purifica la sua conoscenza e visione.

«Inoltre, vi è una retta applicazione alla concentrazione contemplando: “Da dove sorgono le nozioni di ‘io’ e ‘mio’?”.

«Inoltre, vi è una retta applicazione alla concentrazione contemplando: “Le nozioni di ‘io’ e ‘mio’ sorgono dal vedere, dall’udire, dall’odorare, dal gustare, dal toccare e dal conoscere”.

«Inoltre, egli esamina così: “Qualunque siano le cause e le condizioni che fanno sorgere la coscienza, quelle cause e condizioni per la coscienza sono permanenti o impermanenti?”.

«Inoltre, egli riflette così: “Qualunque siano le cause e le condizioni che fanno sorgere la coscienza, tutte quelle cause e condizioni per la coscienza sono interamente impermanenti”. Inoltre, essendo tutte quelle cause e condizioni interamente impermanenti, come potrebbe la coscienza, che sorge da esse, essere permanente?».

«Ciò che è impermanente è una formazione condizionata, è sorta da condizioni ed è di natura pericolosa, di natura a cessare, di natura a svanire, di natura a essere abbandonata con conoscenza. Ciò è chiamato il sigillo del nobile Dharma e la purificazione della conoscenza e della visione.

«Questa è chiamata la spiegazione di: “Monaci, vi insegnerò il sigillo del nobile Dharma e la purificazione della conoscenza e della visione”, come insegnato pienamente in questo modo».

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero con rispetto.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)