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毗舍利 SA 83: Discorso a Vesalī

Così ho udito. Una volta il Buddha soggiornava a Vesalī, nella Sala dal Tetto a Punta, presso lo Stagno delle Scimmie.

In quel tempo il Benedetto disse ai monaci: “Che cosa considera un nobile discepolo istruito come non sé, come non distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, come non esistente all’interno del sé, né un sé come esistente all’interno di esso, così che, contemplandolo rettamente ed equanimemente in questo modo, egli lo conosce e lo vede come realmente è?”

I monaci dissero al Buddha: “Il Benedetto è la radice del Dharma, l’occhio del Dharma, il fondamento del Dharma. Ci istruisca! Dopo averlo udito, i monaci lo riceveranno rispettosamente come egli lo ha insegnato.”

Il Buddha disse ai monaci: “Ascoltate e prestate attenzione a ciò che vi dirò. Un nobile discepolo istruito considera la forma corporea come non sé, come non distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, come non esistente all’interno del sé, né un sé come esistente all’interno di essa. Questa è chiamata retta contemplazione di essa come realmente è. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.”

Il Buddha disse ai monaci: “La forma corporea è permanente o impermanente?”

I monaci dissero al Buddha: “È impermanente, Benedetto.”

Il Buddha disse di nuovo ai monaci: “Ciò che è impermanente, è dukkha?”

I monaci dissero al Buddha: “È dukkha, Benedetto.”

Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a mutamento, un nobile discepolo istruito potrebbe considerarlo come il sé, come distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di esso?”

I monaci dissero al Buddha: “No, Benedetto.”

Il Buddha disse: “La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così. Pertanto, monaci, qualsiasi forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, tutta essa è interamente non sé, non distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. Questa è chiamata retta contemplazione di essa come realmente è. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.

“Un nobile discepolo istruito che esamina in questo modo consegue la liberazione dalla forma corporea, consegue la liberazione dalla sensazione … dalla percezione … dalle formazioni mentali … dalla coscienza. Io dico che egli è liberato dalla nascita, dalla vecchiaia, dalla malattia, dalla morte, dall’ansia, dal dolore, dall’agitazione e dalla sofferenza, da tutta questa grande massa di dukkha.”

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero rispettosamente.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)