Così ho udito. Una volta il Buddha soggiornava a Sāvatthī, nel Boschetto di Jeta, nel Parco di Anāthapiṇḍika.
In quel tempo il Benedetto disse ai monaci: “Monaci, che cosa non si considera come il sé, come distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di esso?”
I monaci dissero al Buddha: “Il Benedetto è la radice del Dharma, l’occhio del Dharma, il fondamento del Dharma. Ci istruisca! Dopo averlo udito, i monaci lo riceveranno rispettosamente come egli lo ha insegnato.”
Il Buddha disse ai monaci: “Ascoltate e prestate attenzione a ciò che vi dirò. Non si considera la forma corporea come il sé, come distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di essa. Non si considera la sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza … anch’esse così.
“Monaci, la forma corporea è permanente o impermanente?”
I monaci dissero al Buddha: “È impermanente, Benedetto.”
Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, è dukkha?”
I monaci dissero al Buddha: “È dukkha, Benedetto.”
Il Buddha disse: “Monaci, ciò che è impermanente, dukkha, soggetto a mutamento, un nobile discepolo istruito potrebbe considerarlo come il sé, come distinto dal sé nel senso di esserne posseduto, come esistente all’interno del sé, o il sé come esistente all’interno di esso?”
I monaci dissero al Buddha: “No, Benedetto.”
Il Buddha disse: “La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così. Pertanto, monaci, qualsiasi forma corporea, sia passata, futura o presente, interna o esterna, grossolana o sottile, sublime o ripugnante, lontana o vicina, tutta essa non è sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. La sensazione … la percezione … le formazioni mentali … la coscienza sono anch’esse così.”
“Monaci, un nobile discepolo istruito esamina questi cinque aggregati di attaccamento come privi di un sé e di ciò che appartiene a un sé. Colui che li esamina in questo modo non si aggrappa a nulla in tutto il mondo. Colui che non si aggrappa a nulla non si attacca a nulla. Poiché non si attacca a nulla, realizza personalmente il Nirvāṇa, sapendo: ‘Per me la nascita è stata estirpata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà più alcuna esistenza.'”
Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero rispettosamente.
Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)