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欲 SA 76: . Discorso sulla contemplazione

Così ho udito. Un tempo il Beato soggiornava a Sāvatthī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo il Benedetto si rivolse ai monaci dicendo: «Vi sono cinque aggregati dell’attaccamento. Quali cinque? Sono l’aggregato della forma corporea dell’attaccamento… la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… l’aggregato della coscienza dell’attaccamento. Monaci, dovreste esaminare la forma corporea. Dopo aver esaminato la forma corporea, la vedete come sé, come distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, come esistente all’interno del sé, o come un sé esistente all’interno della forma corporea?»

I monaci dissero al Buddha: «No, Benedetto».

Il Buddha disse ai monaci: «Bene, bene. La forma corporea non è il sé. Ciò che non è sé è impermanente. Ciò che è impermanente è sofferenza (dukkha). Se è sofferenza, allora è interamente senza un sé, non è distinta dal sé nel senso di esserne posseduta, e non esiste all’interno del sé, né un sé esiste all’interno di essa. Così deve essere contemplata. Anche la sensazione… la percezione… le formazioni ,emtali… la coscienza.

«Un nobile discepolo istruito esamina questi cinque aggregati dell’attaccamento come senza un sé e senza ciò che appartiene a un sé. Dopo averli esaminati in questo modo, non si aggrappa a nulla nel mondo. Colui che non si aggrappa a nulla non è attaccato a nulla. Colui che non è attaccato a nulla realizza personalmente il Nirvāṇa, sapendo: “La nascita per me è stata estirpata, la vita santa è stata stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato fatto, io stesso so che non vi sarà un’ulteriore esistenza”».

Quando il Buddha ebbe pronunciato questo discorso, i monaci, udendo ciò che il Buddha aveva detto, furono lieti e lo ricevettero con rispetto.

Traduzione in Inglese dalla versione cinese di Bhikkhu Anālayo, On the Five Aggregates (1) – A Translation of Saṃyukta-āgama Discourses 1 to 32. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)