Così ho udito.
Una volta, il Benedetto soggiornava a Śrāvastī, nel bosco di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍada.
In quella occasione, il monaco Mūlaparijaya abbandonò i precetti e lasciò l’ordine. Il monaco Hēichǐ, avendo saputo che il monaco Mūlaparijaya aveva abbandonato i precetti e lasciato l’ordine, si recò dal Venerabile Śāriputra, si inchinò ai suoi piedi e si sedette da un lato. Seduto, disse: «Venerabile Śāriputra, sappia che il monaco Mūlaparijaya ha abbandonato i precetti e lasciato l’ordine».
Il Venerabile Śāriputra disse: «Forse il monaco Mūlaparijaya non trovava diletto in questo insegnamento?»
Il monaco Hēichǐ chiese: «Venerabile Śāriputra, trova diletto in questo insegnamento?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Hēichǐ, io non ho alcun dubbio riguardo a questo insegnamento».
Il monaco Hēichǐ chiese ancora: «Venerabile Śāriputra, e riguardo al futuro, cosa ne pensa?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Hēichǐ, riguardo al futuro non ho alcuna esitazione».
Udito ciò, il monaco Hēichǐ si alzò dal seggio, si recò dal Benedetto, si inchinò e, seduto da un lato, disse: «Benedetto, il Venerabile Śāriputra ora dichiara di aver realizzato la conoscenza: “La nascita è esaurita, la vita santa è stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato compiuto, non riceverò più un’esistenza, conosco la realtà come è realmente”».
Il Benedetto, udito ciò, disse a un monaco: «Va’ dal Venerabile Śāriputra e digli: “Śāriputra, il Benedetto ti chiama”».
Il monaco, ricevuto l’incarico, si alzò, si inchinò al Benedetto e partì. Giunto dal Venerabile Śāriputra, disse: «Il Benedetto chiama il Venerabile Śāriputra». Udito ciò, il Venerabile Śāriputra si recò dal Benedetto, si inchinò con la testa e si sedette da un lato.
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, hai davvero dichiarato di aver realizzato la conoscenza, dicendo: “La nascita è esaurita, la vita santa è stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato compiuto, non riceverò più un’esistenza, conosco la realtà come è realmente”?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, non con queste parole, non con questa frase, ma ho esposto il significato».
Il Benedetto disse: «Śāriputra, se un figlio di nobile famiglia, secondo il suo modo di esprimersi, dichiara di aver realizzato la conoscenza, allora si dice che ha realizzato la conoscenza».
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, come ho appena detto, non con queste parole, non con questa frase, ma ho esposto il significato».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, come conoscere, come vedere per dichiarare di aver realizzato la conoscenza: ‘La nascita è esaurita, la vita santa è stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato compiuto, non riceverò più un’esistenza, conosco la realtà come è realmente’?” Śāriputra, udendo ciò, come risponderesti?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa venissero da me a chiedermi: “Venerabile Śāriputra, come conoscere, come vedere per dichiarare di aver realizzato la conoscenza…?” Benedetto, udendo ciò, risponderei: “Venerabili, la nascita ha una causa. Quando la causa di questa nascita si esaurisce, avendo compreso l’esaurimento della causa della nascita, io dichiaro di aver realizzato la conoscenza: ‘La nascita è esaurita, la vita santa è stabilita, ciò che doveva essere fatto è stato compiuto, non riceverò più un’esistenza, conosco la realtà come è realmente’.” Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, la nascita: quale causa, quale condizione? Da cosa nasce? Qual è la sua radice?” Udendo ciò, come risponderesti?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero: “Venerabile Śāriputra, la nascita: quale causa, quale condizione? Da cosa nasce? Qual è la sua radice?” Benedetto, udendo ciò, risponderei: “Venerabili, la nascita ha come causa l’esistenza, come condizione l’esistenza; nasce dall’esistenza, ha l’esistenza come radice”. Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, l’esistenza: quale causa, quale condizione? Da cosa nasce? Qual è la sua radice?” Udendo ciò, come risponderesti?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero: “Venerabile Śāriputra, l’esistenza: quale causa, quale condizione? Da cosa nasce? Qual è la sua radice?” Benedetto, udendo ciò, risponderei così: “Venerabili, l’esistenza ha come causa l’attaccamento, come condizione l’attaccamento; nasce dall’attaccamento, ha l’attaccamento come radice”. Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, l’attaccamento: quale causa, quale condizione? Da cosa nasce? Qual è la sua radice?” Udendo ciò, come risponderesti?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero: “Venerabile Śāriputra, l’attaccamento: quale causa, quale condizione? Da cosa nasce? Qual è la sua radice?” Benedetto, udendo ciò, risponderei: “Venerabili, l’attaccamento ha come causa la brama, come condizione la brama; nasce dalla brama, ha la brama come radice”. Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, cos’è la brama?” Udendo ciò, come risponderesti?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero: “Venerabile Śāriputra, cos’è la brama?” Benedetto, udendo ciò, risponderei: “Venerabili, ciò che viene chiamato le tre sensazioni: sensazione piacevole, sensazione dolorosa, sensazione né piacevole né dolorosa. In esse, avere desiderio e attaccamento: ciò è chiamata brama”. Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, come conoscere, come vedere per non avere desiderio e attaccamento nelle tre sensazioni?” Udendo ciò, come risponderesti?»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero: “Venerabile Śāriputra, come conoscere, come vedere per non avere desiderio e attaccamento nelle tre sensazioni?” Benedetto, udendo ciò, risponderei: “Venerabili, queste tre sensazioni sono fenomeni impermanenti, dolorosi, destinati a cessare. Ciò che è impermanente è sofferenza. Avendo visto la sofferenza, allora non si ha più desiderio e attaccamento nelle tre sensazioni”. Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Allora il Benedetto disse: «Śāriputra, c’è un altro significato in questa esposizione, che può essere riassunto brevemente. Śāriputra, qual è l’altro significato per cui questa esposizione può essere riassunta brevemente? Tutto ciò che viene provato è sofferenza. Śāriputra, questo è l’altro significato per cui questa esposizione può essere riassunta brevemente».
Il Benedetto chiese: «Śāriputra, se dei compagni di vita santa venissero da te a chiederti: “Venerabile Śāriputra, come, volgendo le spalle e non tornando indietro, dichiari di aver realizzato la conoscenza: ‘La nascita è esaurita…’?”»
Il Venerabile Śāriputra rispose: «Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero: “Venerabile Śāriputra, come, volgendo le spalle e non tornando indietro, dichiari di aver realizzato la conoscenza…?” Benedetto, udendo ciò, risponderei: “Venerabili, interiormente volgo le spalle e non torno indietro: allora ogni brama si esaurisce. Senza paura, senza tremore, senza dubbio, senza incertezza, dimoro in tale protezione. Essendo così protetto, non sorgono in me influssi impuri.” Benedetto, se dei compagni di vita santa mi chiedessero così, risponderei in questo modo».
Il Benedetto lodò: «Bene, Śāriputra! Se dei compagni di vita santa ti chiedessero così, dovresti rispondere in questo modo. Perché? Chi parla così, sappia che questo è il significato».
Il Benedetto disse: «Śāriputra, inoltre c’è un altro significato per cui questa esposizione può essere riassunta brevemente: Qualsiasi cosa sia detta dai samana riguardo alle catene, quelle catene non sono mie. Dimoro in tale protezione. Essendo così protetto, non sorgono in me influssi impuri. Śāriputra, questo è l’altro significato per cui questa esposizione può essere riassunta brevemente». Detto questo, il Benedetto si alzò dal seggio, entrò nella stanza e si sedette in silenzio.
Poco dopo che il Benedetto era entrato nella stanza, il Venerabile Śāriputra disse ai monaci: «Venerabili, prima ancora che io mi preparassi, il Benedetto mi ha improvvisamente chiesto questo significato. Ho pensato: “Forse non sarò in grado di rispondere”. Venerabili, appena ho esposto il primo significato, sono stato lodato e approvato dal Benedetto. Allora ho pensato: “Se il Benedetto per un giorno e una notte, con parole e frasi diverse, mi chiedesse questo significato, io potrei per un giorno e una notte, con parole e frasi diverse, rispondere a questo significato. Se il Benedetto per due, tre, quattro, fino a sette giorni e sette notti, con parole e frasi diverse, mi chiedesse questo significato, io potrei per due, tre, quattro, fino a sette giorni e sette notti, con parole e frasi diverse, rispondere a questo significato”».
Il monaco Hēichǐ, udito ciò che il Venerabile Śāriputra aveva detto, si alzò dal seggio e si recò rapidamente dal Benedetto. Disse al Benedetto: «Benedetto, non appena sei entrato nella stanza, il Venerabile Śāriputra ha pronunciato parole sublimi, un vero ruggito da leone: “Venerabili, prima ancora che io mi preparassi… [ripetizione]»”.
Il Benedetto disse: «Hēichǐ, è così. Se io per un giorno e una notte, con parole e frasi diverse, chiedessi questo significato al monaco Śāriputra, egli certamente potrebbe per un giorno e una notte, con parole e frasi diverse, rispondere a questo significato. Hēichǐ, se io per due, tre, quattro, fino a sette giorni e sette notti, con parole e frasi diverse, chiedessi questo significato al monaco Śāriputra, egli certamente potrebbe per due, tre, quattro, fino a sette giorni e sette notti, con parole e frasi diverse, rispondere a questo significato. Perché? Hēichǐ, il monaco Śāriputra ha compreso profondamente la sfera del Dharma».
Il Benedetto così disse. Il Venerabile Śāriputra e tutti i monaci, udendo ciò che il Benedetto aveva detto, gioiosi lo misero in pratica.
Fine del terzo sutra sulla Saggezza.
Questo Madhyamāgama (中阿含經 ) della scuola Sarvāstivāda fu tradotto nella dinastia Jin orientale nel 397-398 d.C. da Gautama Saṁghadeva (僧伽提婆) e una squadra che includeva Saṅgharakṣa come recitatore e Daoci, Libao e Kanghua come scribi. Tradotto in italiano dall’IA.
Testo: Madhyama Āgama (Canone Cinese)