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於色喜樂 SA 5: Rettamente Contemplato

Questo è il sutra numero 2 nell’edizione Taisho e numero 5 in Yinshun (T99.2.1a16-27, Y30.3a4-9). Ha come paralleli SN 22.52 e SĀ 2.5.

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Così ho udito: Una volta, il Buddha soggiornava nel parco di Anāthapiṇḍada, nel boschetto di Jeta a Śrāvastī.

Allora il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Si dovrebbe rettamente contemplare la forma, osservare che la forma è impermanente e conoscerla veramente. Perché? Monaci, quando qualcuno contempla rettamente la forma, la osserva come impermanente e la conosce veramente, cessa il desiderio e l’attaccamento verso la forma. Quando cessa il desiderio e l’attaccamento, io dico che la mente è liberata.

“Allo stesso modo, si dovrebbe rettamente contemplare la sensazione… la percezione… le formazioni mentali… la coscienza, osservare che la coscienza è impermanente e conoscerla veramente. Perché? Quando qualcuno contempla rettamente la coscienza, la osserva come impermanente [e la conosce veramente], cessa il desiderio e l’attaccamento verso la coscienza. Quando cessa il desiderio e l’attaccamento, io dico che la mente è liberata. 

“In questo modo, chi desidera realizzare personalmente la liberazione della mente può realizzare: ‘Le mie nascite sono terminate, la pratica religiosa è stata compiuta, ciò che doveva essere fatto è stato realizzato. Io stesso so che non sarò più soggetto a un’esistenza futura.'” 

Quando i monaci udirono l’insegnamento del Buddha, ne gioirono e l’approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese del Saṃyukta Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)