Questo ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.
Fu allora che il Bhagavān si rivolse ai monaci: “Io non ho contese con il mondo, ma il mondo contende con me. Perché? Monaci, se uno parla secondo l’insegnamento, non ha contese con il mondo. I saggi del mondo dicono: ‘Questo esiste’, e anch’io dico: ‘Questo esiste’. Come mai i saggi del mondo dicono: ‘Questo esiste’, e anch’io dico: ‘Questo esiste’?
“Monaci, la forma è impermanente, dolorosa e soggetta a mutamento. I saggi del mondo dicono: ‘Questo esiste’, e anch’io dico: ‘Questo esiste’. Così, la sensazione… la concezione… la volizione… la coscienza sono impermanenti, dolorose e soggette a mutamento. I saggi del mondo dicono: ‘Questo esiste’, e anch’io dico: ‘Questo esiste’.
“I saggi del mondo dicono: ‘Questo non esiste’, e anch’io dico: ‘Questo non esiste’. Cioè: ‘La forma è permanente, eterna, immutabile e una dimora corretta’. I saggi del mondo dicono: ‘Questo non esiste’, e io dico: ‘Questo non esiste’. ‘La sensazione… la concezione… la volizione… la coscienza sono permanenti, eterne, immutabili e una dimora corretta’. I saggi del mondo dicono: ‘Questo non esiste’, e io dico: ‘Questo non esiste’. Questo è chiamato i saggi del mondo che dicono: ‘Questo non esiste’, e io stesso che dico: ‘Questo non esiste’.
“Monaci, vi è una regola mondana del mondo che io conosco e realizzo, e che discerno, spiego e dimostro alle persone. Il mondo è cieco, senza occhi, e non conosce né vede, ma non sono io a sbagliarmi.
“Monaci, qual è la regola mondana del mondo che io stesso conosco e realizzo e che spiego, discerno e dimostro per le persone che sono cieche, senza occhi, e non conoscono né vedono? Monaci, la forma è impermanente, dolorosa e soggetta a mutamento. Questa è chiamata la regola mondana del mondo. Così, la sensazione… la concezione… la volizione… la coscienza sono impermanenti, dolorose e soggette a mutamento. Questa è la regola mondana del mondo. Monaci, questa è la regola mondana del mondo che io conosco e realizzo e che discerno, spiego e dimostro alle persone. Coloro che sono ciechi e senza occhi non conoscono né vedono. Come potrei io essere simile a coloro che sono ciechi, senza occhi, e non conoscono né vedono?”
Dopo che il Buddha ebbe pronunciato questo sūtra, i monaci che udirono ciò che il Buddha insegnò gioirono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Saṃyukta Āgama (Canone Cinese)