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憍慢 SA 92: Orgoglio (Māna)

Così ho udito. Un tempo, il Buddha, viaggiando tra il popolo nel paese del Kosala, giunse a Savatthī, nel boschetto di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika.

In quel tempo, nella città di Savatthī viveva un bramino pieno di orgoglio ( Māna-brāhmaṇa ). La sua stirpe era pura sia da parte di padre che di madre, senza alcuna impurità, come potevano attestare i dotti; per sette generazioni la discendenza era stata immacolata. Egli era maestro dei bramini, esperto nei discorsi, conosceva tutti i testi e i commentari, distingueva il valore degli insegnamenti, chiariva ogni frase e la spiegava nei dettagli. Era di aspetto gradevole. Ma era orgoglioso della sua nascita, del suo lignaggio, del suo aspetto, della sua intelligenza e della sua ricchezza; non rispettava i genitori, né i maestri, né le persone autorevoli. Udì che l’asceta Gotama, viaggiando tra la gente nel paese del Kosala, era giunto a Savatthī, nel boschetto di Jeta, nel parco di Anāthapiṇḍika. Dopo averlo udito, pensò: «Andrò dall’asceta Gotama; se avrà qualcosa da dire, discuterò con lui; se non avrà nulla da dire, ritornerò in silenzio.»

Allora il bramino orgoglioso salì su un carro trainato da cavalli bianchi, preceduto e seguito da giovani bramini come scorta, tenendo un parasole con manico d’oro e un vaso d’oro in mano, si recò dal Beato. Giunto all’ingresso del parco, scese dal carro e proseguì a piedi.

In quel momento, il Beato, circondato da una grande assemblea, stava insegnando il Dhamma e non prestò particolare attenzione al bramino orgoglioso.

Il bramino orgoglioso pensò: «L’asceta Gotama non si cura di me; è meglio che me ne vada.»

Allora il Beato, conoscendo il pensiero del bramino orgoglioso, pronunciò questa strofa:

«L’orgoglio è qui giunto,
ma chi è già orgoglioso accresce l’orgoglio;
se sei venuto con uno scopo,
dovresti piuttosto accrescere il suo significato (virtù).»

In quel momento, il bramino orgoglioso pensò: «L’asceta Gotama ha già compreso la mia mente.» E fece un inchino di rispetto.

Allora il Beato disse al bramino orgoglioso: «Basta, basta! Non occorre fare il saluto; la purezza del cuore è già sufficiente.»

A quel punto, tutta l’assemblea esclamò a gran voce: «Meraviglioso! Beato, di grande virtù e potenza! Questo bramino orgoglioso, che era così superbo per nascita, lignaggio, aspetto, intelligenza e ricchezza, e che non rispettava genitori, maestri e persone autorevoli, ora, davanti all’asceta Gotama, si umilia fino a prostrarsi i suoi piedi!»

Allora il bramino orgoglioso, davanti all’assemblea, chiese silenzio e recitò questa strofa:

«Come si fa a non essere orgogliosi?
Come si fa a mostrare rispetto?
Come si fa a confortare bene?
Come si fa a offrire bene?»

Allora il Beato rispose con questa strofa:

«Verso padre, madre, fratelli maggiori,
verso il maestro, i precettori
e verso tutte le persone degne di rispetto,
non si deve nutrire orgoglio.

Ci si deve invece comportare con rispetto,
con umiltà e chiedendo del loro benessere,
servendoli con tutto il cuore
e offrendo loro anche vari doni.

Colui che ha abbandonato brama, odio e illusione,
l’arhat che ha distrutto le contaminazioni,
che ha retta saggezza e perfetta liberazione,
ha vinto ogni orgoglio nel cuore.

A questi nobili esseri,
si deve rendere omaggio a mani giunte.»

Allora il Beato insegnò al bramino orgoglioso il Dhamma in vari modi: lo esortò, lo istruì, lo illuminò e lo rallegrò. Come è consuetudine del Buddha, espose gradualmente il Dhamma, parlando della generosità, della moralità, dei meriti che conducono ai mondi celesti, dei pericoli e delle passioni legate al piacere dei sensi, della purezza, della rinuncia e del distacco, e di tutti gli aspetti della purificazione… Così, come un panno bianco senza macchie assorbe rapidamente il colore, il bramino orgoglioso, in quel medesimo luogo, comprese le quattro nobili verità: sofferenza, origine, cessazione e sentiero, e realizzò la visione profonda (dell’Illuminazione).

Allora il bramino orgoglioso, avendo visto il Dhamma, avendolo ottenuto, conosciuto e compreso, superato ogni dubbio, senza bisogno dell’aiuto altrui, e avendo acquisito la fiducia nel retto insegnamento, si alzò dal suo posto, si sistemò la veste, si prostrò ai piedi del Buddha, e a mani giunte giunte disse: «Ora, posso forse ricevere l’ordinazione e la piena ammissione nell’insegnamento del Beato?»

Il Beato rispose al bramino orgoglioso: «Ora puoi ricevere l’ordinazione e la piena ammissione nell’insegnamento del Beato.»

Egli ricevette quindi l’ordinazione e, ritiratosi in solitudine, si applicò con diligenza: «Perché un uomo virtuoso, dopo aver rasato capelli e barba, indossa la veste color ocra, e con retta fede, abbandonando la vita domestica, intraprende la vita ascetica…» E così, in breve tempo, divenne un arhat, con la mente perfettamente liberata.

Il testo si basa sull’edizione Taishō del Canone Cinese. Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.

TestoSaṃyukta Āgama (Canone Cinese)