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想受樂 EA 9.8: La Percezione dell’Uomo (2)

Così ho udito. Un tempo, il Buddha soggiornava nel parco di Anāthapiṇḍada, nel bosco di Jeta, a Śrāvastī.

In quella circostanza, il Bhagavān si rivolse ai monaci e disse: «Non vedo in questa assemblea una cosa sola che sia tanto suprema e sublime da impedire alla persona mondana, accecata dall’ignoranza, di raggiungere la pace eterna e da incatenarla in una prigione dove non ha libertà. Cioè, quando una donna vede la forma di un uomo, si attacca alle percezioni che essa produce. La mente della donna la brama e la stima a tal punto che ciò le impedisce di raggiungere la pace eterna e la incatena in una prigione dove non ha libertà. La sua mente non l’abbandona, ed ella allora va girando e rigirando nelle rinascite. In questo mondo e nell’altro, circola tra le cinque rinascite per numerosi eoni».

Il Bhagavān allora parlò in versi:

«Quando sorgono false percezioni,
Esse generano pensieri di amore e brama.
Abbandona il pensiero che crea dipendenza,
Allora queste contaminazioni non esisteranno».

«Perciò, monaci, si dovrebbe abbandonare le forme. Non attaccatevi alle percezioni che esse producono. Così, monaci, dovete esercitarvi».

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e ne diedero approvazione.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama