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念身 EA 3.9: Il Corpo

Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.

In quel tempo, il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Si dovrebbe coltivare una sola cosa e diffondere una sola cosa. Dopo aver coltivato quest’unica cosa, si diventerà ben noti, si otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti. Si raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e si giungerà allo stato non condizionato. Si conseguirà allora la conoscenza spirituale, si dissiperanno le idee confuse, si vinceranno i frutti dell’asceta e si realizzerà da sé il nirvāṇa. Qual è quest’unica cosa? Si chiama ricordare il corpo”.

Il Buddha si rivolse ai monaci: “Come fa colui che coltiva il ricordo del corpo a diventare ben noto, a ottenere una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, a raggiungere la dolce rugiada dell’immortalità e a giungere allo stato non condizionato? Come fa a conseguire la conoscenza spirituale, a dissipare le idee confuse, a vincere i frutti dell’asceta e a realizzare da sé il nirvāṇa?”.

I monaci allora dissero al Bhagavān: “Ciò che il Tathāgata dice è la fonte degli insegnamenti. Ti preghiamo, Bhagavān, di spiegare ai monaci il meraviglioso significato di ciò. Dopo averlo udito dal Tathāgata, i monaci lo accoglieranno e lo conserveranno”.

Il Bhagavān allora disse ai monaci: “Ascoltate attentamente! Ascoltate attentamente e riflettete bene. Ve lo spiegherò in dettaglio”.

Essi risposero: “Sì, Bhagavān”.

Dopo che i monaci ebbero accolto l’insegnamento, il Bhagavān disse loro: “Supponiamo che un monaco sieda a gambe incrociate, con postura e pensiero retti, e fissi la sua attenzione su ciò che ha davanti. Senza altri pensieri, si concentra sul ricordare il corpo.

“Ricordare il corpo significa [considerare] barba, capelli, unghie, denti, pelle, muscoli, tendini e ossa; cistifellea, fegato, polmoni, cuore, milza, reni, intestino tenue e crasso, membrana bianca e vescica; feci, urina, contenuto dello stomaco, lacrime, saliva e muco; e pus, sangue, grasso, fluido cerebrale e cervello. Di cosa è fatto il corpo? ‘Questo è l’elemento terra.’ ‘Questo è l’elemento acqua.’ ‘Questo è l’elemento fuoco.’ ‘Questo è l’elemento aria.’ Come è formato dai semi di padre e madre? Da dove viene? Chi lo ha creato? Da dove ebbero origine alla fine l’occhio, l’orecchio, il naso, la lingua, il corpo e la mente?

“Così, monaci, colui che coltiva il ricordo del corpo diventerà ben noto, otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e giungerà allo stato non condizionato. Conseguirà la conoscenza spirituale, dissiperà le idee confuse, vincerà i frutti dell’asceta e realizzerà da sé il nirvāṇa.

“Perciò, monaci, si dovrebbe ricordare costantemente il corpo e non separarsene. Allora si otterranno queste buone virtù. Così, monaci, dovrete eserictarvi”.

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama