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念死 EA 3.10: La Morte

Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.

In quel tempo, il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Si dovrebbe coltivare una sola cosa e diffondere una sola cosa. Dopo aver coltivato quest’unica cosa, si diventerà ben noti, si otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti. Si raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e si giungerà allo stato non condizionato. Si conseguirà allora la conoscenza spirituale, si dissiperanno le idee confuse, si vinceranno i frutti dell’asceta e si realizzerà da sé il nirvāṇa. Qual è quest’unica cosa? Si chiama ricordare la morte”.

Il Buddha si rivolse ai monaci: “Come fa colui che coltiva il ricordo della morte a diventare ben noto, a ottenere una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, a raggiungere la dolce rugiada dell’immortalità e a giungere allo stato non condizionato? Come fa a conseguire la conoscenza spirituale, a dissipare le idee confuse, a vincere i frutti dell’asceta e a realizzare da sé il nirvāṇa?”.

I monaci allora dissero al Bhagavān: “Ciò che il Tathāgata dice è la fonte degli insegnamenti. Ti preghiamo, Bhagavān, di spiegare ai monaci il meraviglioso significato di ciò. Dopo averlo udito dal Tathāgata, i monaci lo accoglieranno e lo conserveranno”.

Il Bhagavān allora disse ai monaci: “Ascoltate attentamente! Ascoltate attentamente e riflettete bene. Ve lo spiegherò in dettaglio”.

Essi risposero: “Sì, Bhagavān”.

Dopo che i monaci ebbero accolto l’insegnamento, il Bhagavān disse loro: “Supponiamo che un monaco sieda a gambe incrociate, con postura e pensiero retti, e fissi la sua attenzione su ciò che ha davanti. Senza altri pensieri, si concentra sul ricordare la morte.

“Morte significa scomparire qui e nascere là, rinascita tra i mondi, la vita che se ne va ed è impermanente, e le membra che si sbriciolano come legno marcio. La facoltà vitale giunge al termine, e si lascia la tribù e il clan senza forma, eco o apparenza.

“Così, monaci, colui che coltiva il ricordo della morte diventerà ben noto, otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e giungerà allo stato non condizionato. Conseguirà la conoscenza spirituale, dissiperà le idee confuse, vincerà i frutti dell’asceta e realizzerà da sé il nirvāṇa.

“Perciò, monaci, si dovrebbe ricordare costantemente la morte e non separarsene. Allora si otterranno queste buone virtù. Così, monaci, dovrete esercitarvi”.

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.

Versetto di Riepilogo

Il Buddha, il Dharma e il nobile Saṅgha,
Fino all’ultimo ricordo della morte.
Sebbene condividano lo stesso nome,
I loro significati sono ciascuno speciale.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama