Così ho udito. Una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.
In quel tempo, il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Si dovrebbe coltivare una sola cosa e diffondere una sola cosa. Dopo aver coltivato quest’unica cosa, si diventerà ben noti, si otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti. Si raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e si giungerà allo stato non condizionato. Si conseguirà allora la conoscenza spirituale, si dissiperanno le idee confuse, si vinceranno i frutti dell’asceta e si realizzerà da sé il nirvāṇa. Qual è quest’unica cosa? Si chiama ricordare gli dèi”.
Il Buddha si rivolse ai monaci: “Come fa colui che coltiva il ricordo degli dèi a diventare ben noto, a ottenere una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, a raggiungere la dolce rugiada dell’immortalità e a giungere allo stato non condizionato? Come fa a conseguire la conoscenza spirituale, a dissipare le idee confuse, a vincere i frutti dell’asceta e a realizzare da sé il nirvāṇa?”.
I monaci allora dissero al Bhagavān: “Ciò che il Tathāgata dice è la fonte degli insegnamenti. Ti preghiamo, Bhagavān, di spiegare ai monaci il meraviglioso significato di ciò. Dopo averlo udito dal Tathāgata, i monaci lo accoglieranno e lo conserveranno”.
Il Bhagavān allora disse ai monaci: “Ascoltate attentamente! Ascoltate attentamente e riflettete bene. Ve lo spiegherò in dettaglio”.
Essi risposero: “Sì, Bhagavān”.
Dopo che i monaci ebbero accolto l’insegnamento, il Bhagavān disse loro: “Supponiamo che un monaco sieda a gambe incrociate, con postura e pensiero retti, e fissi la sua attenzione su ciò che ha davanti. Senza altri pensieri, si concentra sul ricordare gli dèi.
“I loro corpi sono formati dall’essere puri nel corpo, nella parola e nella mente, dal non compiere pratiche impure e dal praticare i precetti. Quando conseguono quei corpi divini, risplendono di una luce che nulla può eguagliare. Quei corpi divini sono il frutto di azioni virtuose. Si consegue un corpo divino perfezionando molte di tali pratiche.
“Così, monaci, colui che coltiva il ricordo degli dèi diventerà ben noto, otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e giungerà allo stato non condizionato. Conseguirà la conoscenza spirituale, dissiperà le idee confuse, vincerà i frutti dell’asceta e realizzerà da sé il nirvāṇa.
“Perciò, monaci, si dovrebbe ricordare costantemente gli dèi e non separarsene. Allora si otterranno queste buone virtù. Così, monaci, dovrete esercitarvi”.
Quando i monaci udirono ciò che il Buddha insegnò, gioirono e approvarono.
Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.
Testo: Ekottarika Āgama