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念佛 EA 3.1: Il Buddha

Così ho udito: una volta, il Buddha soggiornava nel Parco di Anāthapiṇḍada, nel Bosco di Jeta, a Śrāvastī.

In quel tempo, il Bhagavān si rivolse ai monaci dicendo: “Si dovrebbe coltivare una sola cosa e diffondere una sola cosa. Dopo aver coltivato quest’unica cosa, si diventerà ben noti, si otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti. Si raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e si giungerà allo stato non condizionato. Si conseguirà allora la conoscenza spirituale, si dissiperanno le idee confuse, si vinceranno i frutti dell’asceta e si realizzerà da sé il nirvāṇa. Qual è quest’unica cosa? Si chiama ricordare il Buddha”.

Il Buddha si rivolse ai monaci: “Come fa colui che coltiva il ricordo del Buddha a diventare ben noto, a ottenere una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, a raggiungere la dolce rugiada dell’immortalità e a giungere allo stato non condizionato? Come fa a conseguire la conoscenza spirituale, a dissipare le idee confuse, a vincere i frutti dell’asceta e a realizzare da sé il nirvāṇa?”.

I monaci allora dissero al Bhagavān: “Ciò che il Tathāgata dice è la fonte degli insegnamenti. Ti preghiamo, Bhagavān, di spiegare ai monaci il meraviglioso significato di ciò. Dopo averlo udito dal Tathāgata, i monaci lo accoglieranno e lo conserveranno”.

Il Bhagavān allora disse ai monaci: “Ascoltate attentamente! Ascoltate attentamente e riflettete bene. Ve lo spiegherò in dettaglio”.

Essi risposero: “Sì, Bhagavān”.

Dopo che i monaci ebbero accolto l’insegnamento, il Bhagavān disse loro: “Supponiamo che un monaco sieda a gambe incrociate, con postura e pensiero retti, e fissi la sua attenzione su ciò che ha davanti. Senza altri pensieri, si concentra sul ricordare il Buddha.

“Visualizza la forma del Tathāgata finché essa non scompare mai dai suoi occhi. Una volta che non scompare dai suoi occhi, allora ricorda le virtù del Tathāgata: ‘Il corpo del Tathāgata è fatto di diamante. Avendo perfezionato i dieci poteri, egli è coraggioso in mezzo alla sua assemblea con i quattro tipi di intrepidezza. L’aspetto del Tathāgata è bello, senza pari, e non stanca mai a guardarsi. La sua disciplina e virtù sono compiute, infrangibili come il diamante, e pure e senza macchia come il berillo’.

“La samādhi del Tathāgata non mancava mai di nulla. Una volta calmato, era per sempre tranquillo, senza altro pensiero. Arroganza, violenza e passioni erano pacificate. Egli aveva completamente eliminato i vincoli delle brame, delle concezioni adirate, dei pensieri confusi e dei dubbi.

“Il corpo di saggezza del Tathāgata era una conoscenza senza limiti e senza impedimenti. Il corpo del Tathāgata aveva realizzato la liberazione, aveva raggiunto la fine delle destinazioni e non avrebbe più deciso: ‘Cadrò di nuovo nella nascita e nella morte’. Il corpo del Tathāgata era giunto a vedere e conoscere la città [del nirvāṇa]. Egli sapeva se le altre persone avevano la capacità di essere liberate o no. ‘Qui muoiono, e là rinascono. Girano, rinascono finché non giunge la fine della nascita e della morte’. Egli sapeva perfettamente chi era liberato e chi no.

“Così colui che coltiva il ricordo del Buddha diventerà ben noto, otterrà una grande ricompensa e tutti i buoni e completi conseguimenti, raggiungerà la dolce rugiada dell’immortalità e giungerà allo stato non condizionato. Conseguirà la conoscenza spirituale, dissiperà le idee confuse, vincerà i frutti dell’asceta e realizzerà da sé il nirvāṇa.

“Perciò, monaci, si dovrebbe ricordare costantemente il Buddha e non separarsene. Allora si otterranno queste buone virtù. Così, monaci, dovrete esercitarvi”.

Quando i monaci udirono ciò che il Buddha aveva insegnato, gioirono e approvarono.

Traduzione in inglese dalla versione cinese dell’Ekottarika Āgama di Charles Patton. Tradotto in italiano da Enzo Alfano.

Testo: Ekottarika Āgama