Il Beato proseguì: «Tra i miei discepoli, il monaco che, seduto in meditazione sotto un albero, non distoglie mai la mente dalla concentrazione, è il monaco Kāṅkṣā. Colui che, con il corpo esposto alle intemperie, siede all’aperto senza temere vento o pioggia, è il monaco Vatsa. Colui che gioisce nella solitudine appartata e si dedica interamente alla riflessione, è il monaco Tosya. Colui che indossa la veste fatta di cinque tipi di stracci e non si adorna di ornamenti, è il monaco Nīpa. Colui che sempre dimora tra i sepolcri e non tra gli uomini, è il monaco Uttara. Colui che siede costantemente su un giaciglio di erba, e giorno dopo giorno porta beneficio alle persone, è il monaco Rucin. Colui che non parla con gli altri e cammina guardando il suolo, è il monaco Upakāśyapa. Colui che, sia stando seduto, sia alzandosi o camminando, dimora costantemente in samādhi (concentrazione profonda), è il monaco Śānti. Colui che ama viaggiare in paesi lontani per insegnare e istruire il popolo, è il monaco Dharmāruci. Colui che gioisce nel riunire la santa comunità e nel discutere il sapore del Dharma, è il monaco Kāla.»/p>
Kāṅkṣā, Vatsa, Tosya, Nīpa, Uttara,
Rucin, Upakāśyapa, Śānti, Dharmāruci e Kāla.
Traduzione di Dharmanandi (dell’antico stato di Fu Qin), riveduta e curata da Gautama Saṃghadeva nel 397–398 d.C.(CBETA, Taishō Tripiṭaka, Vol. 2, Sūtra n. 125). Tradotto dal cinese in italiano con l’IA.
Testo: Ekottarika Āgama